Alessandra Ponente e “A MALASORTE”: quando la musica rompe le superstizioni e restituisce umanità alle fragilità
di Luisa Procopio
Ci sono luoghi che non smettono mai di vivere dentro chi li porta nel cuore. Terre che respirano attraverso le abitudini, le parole tramandate dalle nonne, i piccoli rituali quotidiani, le credenze popolari che attraversano le generazioni come fili invisibili capaci di legare passato e presente.
La Sicilia è una di queste terre.
Una terra fatta di luce intensa e ombre profonde. Di mare aperto e vicoli pieni di storie. Di simboli, tradizioni, superstizioni e silenzi che spesso raccontano più delle parole.
Ed è proprio da lì che parte il nuovo viaggio musicale di Alessandra Ponente.
La cantautrice palermitana torna con "A MALASORTE", un brano che non si limita a raccontare una realtà culturale profondamente radicata nel Sud Italia, ma la attraversa, la osserva, la mette in discussione e la trasforma in qualcosa di universale.

Perché parlare di superstizione, in fondo, significa parlare di paura.
Della paura di perdere qualcosa. Della paura di ciò che non possiamo controllare. Della paura di ciò che non sappiamo spiegare.
E Alessandra Ponente sceglie di entrare proprio lì. In quel territorio fragile fatto di convinzioni popolari, gesti ripetuti quasi automaticamente, piccoli rituali che attraversano ancora oggi la vita quotidiana.
Quanti, almeno una volta, hanno evitato di passare sotto una scala? Quanti hanno sorriso davanti a qualcuno che tocca ferro per allontanare un pensiero negativo? Quanti hanno assistito a piccoli gesti scaramantici tramandati da generazioni senza nemmeno chiedersi più il perché?
In Sicilia queste dinamiche assumono spesso un valore ancora più profondo.
Non sono soltanto abitudini.
Sono linguaggio sociale.
Sono cultura.
Sono memoria.
Ma Alessandra Ponente sceglie una strada diversa. Non giudica. Non ridicolizza. Non condanna.
Osserva.
E attraverso "A MALASORTE" pone una domanda importante: cosa succede quando una convinzione, una superstizione o una credenza iniziano a modificare il modo in cui guardiamo gli altri?
Cosa accade quando certe etichette rischiano di creare distanze tra le persone?
È lì che il brano cambia direzione.
Perché quella che inizialmente sembra una riflessione leggera sulle tradizioni popolari si trasforma lentamente in qualcosa di più profondo.
Molto più profondo.
Diventa un racconto umano.
Un invito a osservare le fragilità senza trasformarle in colpe.
Un modo per ricordarci quanto spesso la società contemporanea, sempre più concentrata sulla performance personale, sul successo individuale e sull'apparenza, rischi di perdere il valore della condivisione e dell'empatia.
"A MALASORTE" arriva in un tempo storico in cui si corre continuamente.
Si compete.
Si misura tutto.
Persino il dolore.
Persino la vulnerabilità.
E allora una canzone capace di fermarsi a riflettere sul peso invisibile delle convinzioni collettive assume un significato ancora più potente.
Alessandra Ponente sceglie di raccontare tutto questo utilizzando uno strumento identitario fortissimo: la lingua siciliana.
Una scelta artistica che non nasce dalla nostalgia.
Nasce dall'urgenza.
Perché certe emozioni, certe sfumature, certe immagini sembrano trovare la loro forma più autentica proprio dentro le parole della propria terra.
Il dialetto diventa così materia viva.
Non un esercizio stilistico.
Non una ricerca estetica.
Ma un atto di verità.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più affascinanti del percorso artistico della cantautrice palermitana: la capacità di restare profondamente radicata nelle proprie origini senza rinunciare a parlare al presente.
La sua scrittura si muove tra tradizione e contemporaneità con una naturalezza rara.
Non c'è distanza tra memoria e futuro.
C'è dialogo.
C'è evoluzione.
C'è il desiderio di prendere ciò che appartiene alla cultura popolare e rileggerlo con occhi nuovi.
Anche musicalmente il brano conferma una direzione artistica sempre più riconoscibile.
Il ritmo accompagna le parole senza sovrastarle. Gli strumenti costruiscono uno spazio sonoro che lascia respirare il significato. La musica non cerca di impressionare.
Sostiene.
Accoglie.
Amplifica.
Ogni elemento sembra contribuire alla costruzione di un racconto che trova forza proprio nella sua autenticità.
Dietro questo lavoro c'è anche una squadra artistica che ha contribuito a dare forma e profondità al progetto.
La scrittura musicale condivisa, la produzione, le sonorità costruite con attenzione e sensibilità, raccontano una visione precisa: trasformare una riflessione personale in un'esperienza collettiva.
Perché questo è forse il punto più forte di Alessandra Ponente.
La capacità di partire da qualcosa di estremamente intimo per arrivare a tutti.
"A MALASORTE" non parla soltanto della Sicilia.
Parla di ogni luogo in cui le convinzioni diventano giudizio.
Di ogni persona che si è sentita osservata attraverso uno stereotipo.
Di ogni fragilità trasformata troppo velocemente in etichetta.
E lo fa senza rabbia.
Senza retorica.
Con quella delicatezza che spesso riesce ad arrivare più in profondità delle parole urlate.
Il brano rappresenta inoltre una nuova tappa del percorso che porterà verso "RIAVULI", il progetto discografico di prossima uscita.
Un titolo che già lascia intuire un universo narrativo capace di muoversi tra ombre, simboli, identità e riflessioni profonde.
Se "A MALASORTE" è il punto di partenza, il viaggio promette di essere intenso.
Perché Alessandra Ponente sembra appartenere a quella categoria sempre più rara di artisti che non utilizzano la musica soltanto per raccontarsi.
La utilizzano per creare connessioni.
Per aprire domande.
Per lasciare spazio.
E in un mondo che spesso semplifica tutto troppo velocemente, scegliere la complessità umana diventa quasi un gesto rivoluzionario.
Forse è proprio questo il messaggio più potente che resta dopo l'ascolto.
Che le paure esistono.
Le fragilità esistono.
Le tradizioni restano.
Ma nessuna convinzione dovrebbe mai diventare un muro capace di separarci dagli altri.
Perché la vera fortuna, alla fine, non è evitare la malasorte.
È continuare a guardarsi con umanità.