ALICE: la voce di chi esplode, si ricompone e impara a brillare

18.02.2026

di Luisa Procopio

Non tutti gli artisti nascono per stare sotto i riflettori. Alcuni nascono per accendere una luce dentro.

Alice Paternuosto, in arte ALICE, è una di quelle voci che non cercano di impressionare: cercano di arrivare. Classe 2002, originaria di Cunardo, in provincia di Varese, porta nella musica una qualità sempre più rara — la sincerità senza filtri.

La sua non è una scrittura costruita per piacere. È una scrittura che nasce da un'urgenza emotiva. Come se ogni canzone fosse una pagina di diario che, a un certo punto, decide di diventare melodia.

Fin da bambina studia canto e pianoforte, ma è nelle parole che trova il suo spazio più autentico. Scrivere diventa il modo per ordinare il caos, per dare un senso alle emozioni che si accumulano quando si è giovani e si sente tutto amplificato. Perché a vent'anni ogni amore è enorme, ogni delusione è definitiva, ogni scelta sembra cambiare il destino.

ALICE non ha mai cercato di ridurre queste emozioni. Ha scelto di attraversarle.

ALICE
ALICE

Al centro della sua musica ci sono le relazioni. Non quelle perfette, non quelle da cartolina. Quelle vere. Quelle che confondono, che insegnano, che a volte feriscono.

Nei suoi brani si respira il coraggio di raccontare l'instabilità. L'amore che non funziona ma da cui fai fatica ad allontanarti. Il momento in cui capisci che restare significa perderti. Il silenzio dopo una discussione. Il peso di una scelta.

C'è una maturità sorprendente nel modo in cui Alice osserva le dinamiche emotive. Non punta il dito. Non semplifica. Racconta la complessità. E lo fa con una scrittura diretta, che non ha bisogno di artifici per arrivare.

Quando canta di relazioni tossiche, come in "Fight Club", non lo fa con rabbia teatrale, ma con una lucidità quasi disarmante. Descrive quella sottile linea tra dipendenza e amore, tra attaccamento e paura di restare soli. È una narrazione che non giudica chi resta, ma illumina il conflitto interiore di chi sta cercando di capire se resistere o salvarsi.

E poi, quasi in contrasto, arrivano brani come "Beverly Hills", dove si respira l'aria leggera dei vent'anni. La spensieratezza delle prime volte, l'illusione dolce che tutto possa durare per sempre. È una fotografia luminosa, ma non ingenua. Perché anche nella leggerezza di Alice c'è consapevolezza.

Uno dei temi ricorrenti nella sua musica è la decisione. Il punto esatto in cui non puoi più restare fermo.

"Uno Due" rappresenta proprio questo: il conto alla rovescia prima di cambiare direzione. Restare nella zona sicura o rischiare. Accettare l'abitudine o inseguire la crescita. È un brano che vibra di tensione emotiva, che racconta quel momento sospeso in cui senti che qualcosa sta per finire — o per cominciare.

Non sorprende che questa capacità narrativa le abbia permesso di conquistare riconoscimenti importanti, come il secondo posto al Premio Lucio Dalla 2024. Non solo per la voce, ma per la penna. Per quella scrittura che riesce a essere personale e universale nello stesso istante.

Perché quando Alice racconta sé stessa, in realtà racconta tutti.

Dietro l'intensità emotiva c'è anche un percorso fatto di studio e costruzione consapevole. La formazione presso l'Italian Music Academy, le collaborazioni con professionisti del settore, le esperienze ai casting di Amici e Area Sanremo: ogni tappa è stata un'occasione di crescita.
Non un percorso urlato. Ma costante.

Nel 2023 firma uno dei brani della colonna sonora della serie Netflix "Diari 2", con un titolo che sembra una dichiarazione personale: "Non mi arrendo mai". Una frase che racchiude bene la sua attitudine. Perché nel panorama musicale attuale emergere è complesso, restare coerenti ancora di più.

ALICE ha scelto la coerenza.
Non rincorre le mode. Non indossa maschere artistiche. Preferisce costruire un'identità riconoscibile, fatta di introspezione, energia trattenuta e parole che colpiscono in profondità.

Con "Finiamoci Adesso" torna il tema della rottura come atto di coraggio. Non la fine come fallimento, ma come possibilità di rinascita. È una canzone che mette davanti alla verità più scomoda: a volte chiudere è l'unico modo per rispettarsi.

E poi arriva "Dove Ci Sei Tu", una dichiarazione d'amore che sorprende per delicatezza. Qui la voce si fa più morbida, quasi confidenziale. È come leggere una lettera scritta di notte, quando le difese si abbassano e restano solo le emozioni autentiche.

Questo alternarsi di forza e fragilità è ciò che rende il suo percorso così interessante. Alice non si definisce in un'unica tonalità emotiva. È intensa, ma anche luminosa. È riflessiva, ma capace di leggerezza. È vulnerabile, ma non fragile.
C'è una differenza sottile tra le due cose. E lei la conosce bene.

Il 2026 segna un nuovo capitolo. Non solo per il primo EP previsto entro l'anno, ma per un brano che sembra racchiudere tutto il percorso fatto finora: "Supernova", la sua ultima uscita.

Una supernova è una fine che diventa inizio. È l'esplosione di una stella che, proprio nel momento in cui sembra distruggersi, libera l'energia più potente e crea spazio per qualcosa di nuovo.

"Supernova" parla di questo: esplodere quando non puoi più trattenere nulla. Perdersi. Frantumarsi. Attraversare il buio senza scorciatoie. Non è la luce facile delle vittorie immediate. È quella che arriva dopo. Dopo le notti in cui ti senti troppo fragile. Dopo le scelte che fanno tremare. Dopo il coraggio di dire "basta" e ricominciare.

È il suono di quando smetti di avere paura di cambiare. Di quando accetti che per rinascere devi lasciare andare la versione di te che non ti rappresenta più.

In "Supernova" la vulnerabilità diventa combustibile. La caduta diventa trasformazione. Il dolore diventa energia. E finalmente inizi a brillare davvero — non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per riconoscerti nella tua luce.

Ed è forse questo il punto più alto del suo percorso finora: non la perfezione, ma la consapevolezza.

ALICE non canta per riempire il silenzio.
Canta per dare un nome a quello che il silenzio contiene.

E quando un'artista riesce a fare questo, non sta semplicemente costruendo una carriera.
Sta costruendo un legame.

E i legami, quando sono sinceri, durano.