ANDROMEDA: il coraggio di spogliarsi dell’anima e rinascere in musica
di Luisa Procopio
Prima ancora di essere un progetto musicale, ANDROMEDA è una ferita che ha imparato a cantare.
È un nome scelto non per nascondersi, ma per rinascere. Dietro c'è Manuel Zamagni, un artista che ha attraversato il silenzio, la paura e la sensazione di non appartenere più a nulla, fino a trovare nella musica l'unico luogo possibile in cui restare vero.

ANDROMEDA non nasce dal successo, ma da una crisi profonda. Nasce da quel momento in cui la vita che stai vivendo smette di somigliarti. Quando tutto ciò che ti circonda continua a muoversi, ma tu ti senti fermo, svuotato, invisibile. Manuel arriva lì, nel punto più fragile, quello in cui non puoi più fingere. Ed è proprio lì che sceglie di guardarsi dentro, senza sconti, senza difese.

La sua emotività è intensa, esposta, vulnerabile. Non c'è costruzione, non c'è posa. ANDROMEDA canta perché non farlo sarebbe mentire. Ogni brano nasce come una necessità, non come un esercizio di stile. La musica diventa il luogo in cui può dire ciò che nella vita quotidiana non trovava il coraggio di pronunciare: la paura di deludere, il peso del giudizio, il bisogno disperato di essere accettato per ciò che è davvero.
Emotivamente, ANDROMEDA è un artista che vive tutto senza filtri. Ama in modo totalizzante, soffre in modo profondo, cade senza risparmiarsi. Ma è proprio questa sensibilità estrema a renderlo autentico. Non teme di mostrarsi fragile, perché ha capito che è lì che risiede la forza. La sua voce non cerca di impressionare: cerca di arrivare. E ci riesce, perché vibra di verità.
Nel suo percorso c'è stato un momento in cui ha dovuto lasciare andare tutto: relazioni, certezze, versioni di sé che non lo rappresentavano più. È stato un dolore necessario, un distacco che ha fatto male, ma che gli ha permesso di respirare di nuovo. ANDROMEDA è l'artista che nasce dopo quel crollo, quando capisci che continuare a vivere una vita che non senti tua è più pericoloso che ricominciare da zero.
La sua emotività è fatta anche di solitudine, di notti passate a chiedersi se ne valesse la pena, se la sua voce avrebbe mai trovato un posto nel mondo. Ma è proprio in quella solitudine che Manuel ha ricostruito se stesso. Ha imparato ad ascoltarsi, a riconoscere la propria verità, a scegliere l'autenticità anche quando costa caro.
ANDROMEDA canta per chi si sente fuori posto, per chi ha amato troppo, per chi ha avuto paura di essere davvero sé stesso. Le sue canzoni non offrono soluzioni facili, ma compagnia. Ti dicono: "Ti vedo. Ti capisco. Non sei solo." Ed è questo il suo dono più grande.
Emotivamente, è un artista che ha fatto pace con il proprio passato senza dimenticarlo. Non rinnega le ferite, le trasforma. Ogni cicatrice diventa una nota, ogni caduta una strofa. "Luna sotto Venere" è il risultato di questo processo: non un grido disperato, ma una luce conquistata.

È proprio da lì, da quel punto fragile e doloroso, che nasce l'album d'esordio di ANDROMEDA. Un disco che non chiede di essere ascoltato distrattamente, ma di essere sentito, attraversato, vissuto.
"Luna sotto Venere" è molto più di un debutto: è una confessione emotiva, un atto di verità, una rinascita messa in musica. ANDROMEDA – nome d'arte di Manuel Zamagni – sceglie di raccontarsi senza difese, trasformando la propria storia personale in un racconto universale, capace di parlare a chiunque abbia conosciuto la paura di non essere abbastanza e il coraggio di ricominciare.
Il viaggio si apre con "Non hai bisogno di me", una frase che pesa come una sentenza e libera come un respiro profondo. È il momento in cui si accetta la fine, quando l'amore diventa onestà e lascia andare invece di trattenere. Qui il dolore non è rabbia, ma lucidità. È la consapevolezza che a volte amare significa farsi da parte.
Con "Ok, Goodbye" il cuore smette di implodere e inizia a muoversi. Le sonorità pop-dance dal sapore anni '80 diventano un gesto di ribellione gentile contro il giudizio, contro le voci che ci hanno fatto dubitare di noi stessi. È un addio liberatorio, un ballo catartico che insegna a scegliere la propria verità.
"Ventiquattro Ore" racconta l'istante esatto in cui tutto cambia. Un giorno qualunque che diventa spartiacque. La fine di un legame si trasforma nel primo passo verso una nuova identità. Tra malinconia e slanci di energia, ANDROMEDA canta il dolore che si fa forza, la ferita che diventa coscienza.
Poi arriva "Amore Classico", e il tempo sembra rallentare. È l'amore intenso, fragile, tormentato. Quello che fa tremare e mette a nudo. Una ballata moderna che vibra di nostalgia e desiderio, dove ANDROMEDA mostra senza filtri il suo lato più vulnerabile, quello che ama anche quando fa male.
Con "Quello che manca" il disco scende ancora più in profondità. È il brano della solitudine silenziosa, del sentirsi incompleti, inadeguati. Racconta la fatica di credere in sé stessi e la salvezza che può arrivare da chi ci vede anche quando noi non ci riconosciamo più. È una carezza musicale per chi si sente perso.

"Rumore" è lo sfogo, l'esplosione, la liberazione. È la voce che finalmente sovrasta il chiacchiericcio, il giudizio, le aspettative altrui. Un brano potente che invita a smettere di ascoltare ciò che ferisce e a seguire ciò che chiama. Qui ANDROMEDA non chiede permesso: afferma la propria esistenza.
Il cerchio si chiude con "Luna sotto Venere", la title track, il punto di arrivo e di pace. Un brano che vibra di luce, sospeso tra pop-dance ed elettronica, capace di evocare libertà interiore e armonia. È il momento in cui il peso cade, in cui ci si concede finalmente di essere. Senza paura. Senza maschere.
La cover di "Africa" dei Toto diventa un simbolo potente di unione e condivisione: una voce che si intreccia ad altre voci, a dimostrazione che la rinascita è più forte quando è collettiva.
Sul piano sonoro, "Luna sotto Venere" fonde pop, dance e funky, con richiami anni '80 riletti in chiave contemporanea. Le produzioni di Nacor Fischetti e la scrittura condivisa con Gloria Collecchia danno al progetto un'identità internazionale ma profondamente umana, capace di dialogare con il presente senza perdere anima.
Ma ciò che resta davvero, una volta finito l'ascolto, è il messaggio. Come racconta ANDROMEDA:
«Nel momento più buio della mia vita ho capito che dovevo scegliere me stesso. Queste canzoni sono nate lì, quando ho smesso di sopravvivere e ho iniziato a vivere.»
Presentato il 6 dicembre al Teatro degli Amici di Bordonchio, "Luna sotto Venere" è una promessa mantenuta: quella di ricordarci che anche quando tutto sembra crollare, c'è sempre una possibilità di rinascere.
Che il buio non è la fine, ma spesso l'inizio.
E che, sotto qualsiasi cielo, ognuno di noi può tornare a brillare.
Oggi ANDROMEDA è un uomo che ha scelto di vivere senza maschere, sapendo che esporsi significa anche rischiare. Ma ha capito che l'unico vero fallimento sarebbe stato restare in silenzio. La musica è diventata il suo spazio di libertà, il suo rifugio, il suo modo di restituire senso a tutto ciò che ha fatto male.
Ascoltare ANDROMEDA significa entrare in contatto con un'anima che non ha paura di mostrarsi nuda.
Significa riconoscersi nelle sue fragilità.
Significa ricordarsi che anche nei momenti più bui, c'è sempre qualcuno che riesce a trasformare il dolore in luce.