Crans-Montana, la notte rubata ai sogni

02.01.2026

di Luisa Procopio

Doveva essere la notte dell'inizio.
La notte in cui il tempo si azzera e si ricomincia a contare da uno.
La notte in cui si brinda al futuro senza paura.

Al Constellation di Crans-Montana, invece, il futuro si è fermato.

Immagine web
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Ragazzi tra i 14 e i 20 anni sono scesi da una scala che portava in un sotterraneo, con addosso l'euforia dell'adolescenza, quella leggerezza che non conosce il pericolo e non lo immagina nemmeno. Ridevano, si spingevano, si chiamavano per nome. Erano vestiti di festa, profumavano di speranza. Nessuno di loro pensava che quella scala fosse una discesa senza ritorno.

Capodanno. Il 2025 si chiudeva tra brindisi e musica, e il 2026 si apriva con promesse ancora tutte da realizzare. Sogni semplici, enormi nella loro innocenza: un viaggio, un amore, una scuola da finire, una vita da iniziare davvero. I calici alzati, le bottiglie di champagne stappate, i bengala accesi per celebrare l'attimo. Un gesto di festa che si è trasformato in condanna.

Dopo l'1.30, nel cuore di quel locale sotterraneo, la notte ha cambiato volto. Il fumo ha invaso l'aria, lo spazio si è fatto irrespirabile, il panico ha preso il posto della musica. Urla, corpi che cercano una via d'uscita, mani che si stringono nel buio. Quella stessa scala, pochi minuti prima simbolo di divertimento, è diventata una barriera, una trappola. In pochi istanti, la festa si è trasformata in una strage.

Una strage di innocenti.

Ragazzi che avevano appena salutato l'anno vecchio, convinti che avrebbero continuato a brindare fino all'alba. Ragazzi che non sapevano di stare vivendo l'ultima notte della loro vita. Il tempo, per loro, si è fermato lì, sotto terra, tra fumo e silenzio.

Fuori, oggi, restano i fiori. Le candele. I biglietti scritti con mani tremanti. Le foto appese alle transenne: sorrisi che non sanno di essere diventati memoria. Crans-Montana è una comunità ferita, sospesa tra incredulità e dolore. Un luogo che ha perso la sua innocenza insieme ai suoi ragazzi.

E poi ci sono le mamme e i papà.
Genitori che hanno salutato i figli dicendo "divertiti" e che ora vivono in un tempo spezzato, fatto di domande senza risposta. Continuano ad aspettare un messaggio che non arriverà più, un passo sulla porta che non sentiranno mai. Chiedono verità, chiedono responsabilità, perché nessuna festa dovrebbe trasformarsi in una condanna a morte.

Il Capodanno dovrebbe essere una promessa.
Al Constellation è diventato una fine.

E mentre il mondo va avanti, Crans-Montana resta ferma a quella notte. A quella scala. A quei sogni mai realizzati. Perché non c'è brindisi che possa cancellare il vuoto lasciato da una generazione che voleva solo festeggiare l'inizio, e invece ha trovato la morte