Franco Bagnasco e la memoria che sa ancora ridere
di Luisa Procopio
Ci sono libri che nascono per raccontare una storia e altri che nascono pertenere insieme le persone. La casa delle mele, l'ultimo lavoro di Franco Bagnasco, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non è un'autobiografia in senso stretto, né un memoir patinato di vita pubblica. È piuttosto una stanza aperta, una casa appunto, dentro cui il lettore viene invitato a entrare senza bussare, per sedersi a tavola, ascoltare i racconti, ridere degli scherzi e riconoscere – tra una pagina e l'altra – qualcosa di sé.
Bagnasco, 57 anni, pavese di origine e di spirito, è uno di quei giornalisti cresciuti quando la carta stampata non era solo un supporto, ma un'identità. Ha cominciato a La Provincia Pavese, ha attraversato redazioni importanti come Tv Sorrisi e Canzoni, Oggi, Gente, Il Giornale, raccontando musica, televisione e costume in anni in cui lo spettacolo era ancora fatto di telefonate, appuntamenti presi a voce, attese nei corridoi e taccuini pieni di appunti. Un mondo che oggi sembra lontano, quasi mitologico, e che invece in questo libro torna a respirare.
La casa delle mele – Famiglia, amici (miei), star e giornali di carta è un viaggio che parte dall'Oltrepò Pavese, terra di vigne e di radici profonde, e arriva fino ai backstage dello showbiz italiano. Ma il punto non è la destinazione: è il modo in cui si cammina. Bagnasco scrive come parla, e parla come chi non ha mai smesso di osservare con curiosità e ironia ciò che lo circonda. Ogni capitolo è un piccolo racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, senza mai cedere alla tentazione dell'autocelebrazione.

Al centro del libro c'è la famiglia, vero perno emotivo della narrazione. Una famiglia di provincia, fatta di rituali, silenzi, affetti non sempre dichiarati ma solidi come muri portanti. È lì che nasce lo sguardo dell'autore, è lì che si impara a raccontare le persone prima ancora dei personaggi. Ed è sempre lì che si torna, anche quando la vita porta lontano, tra redazioni affollate e incontri con celebrità.
Accanto alla famiglia c'è l'amicizia, quella autentica, testarda, che resiste al tempo e alle trasformazioni. La banda dei Beagles, con i suoi scherzi goliardici dichiaratamente ispirati allo spirito di Amici miei, rappresenta una sorta di controcanto alla serietà del mondo adulto. Non semplici burle, ma un modo per restare vivi, per non prendersi troppo sul serio, per opporsi con una risata al logorio della quotidianità. In queste pagine, lo scherzo diventa un atto quasi filosofico, una forma di resistenza al cinismo.
Poi ci sono le star. Tante. Ma mai raccontate dal basso verso l'alto. Al Bano, Paolo Villaggio, Max Pezzali, Drupi, Antonio Ricci, Moana Pozzi, Emilio Fede, Anna Oxa, Elisabetta Canalis, Gianfranco Funari: nomi che hanno costruito l'immaginario italiano degli ultimi decenni. Bagnasco li incontra, li osserva, li racconta sempre da una posizione laterale, mai reverenziale. Quello che emerge non è il mito, ma l'essere umano, spesso fragile, a volte sorprendente, quasi sempre più interessante lontano dai riflettori.
Indimenticabili gli episodi che costellano il libro: l'anno di naja ad Aviano, le estati a Moneglia trasformate in un palcoscenico permanente, i retroscena delle redazioni quando i giornali "si facevano" davvero, fino alla leggendaria citofonata a Mina a Lugano, raccontata con il pudore e l'ironia di chi sa che certe storie valgono proprio perché non vengono gonfiate. E ancora, il racconto dell'inizio della storia tra Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, osservata quando non era ancora una leggenda mediatica, ma semplicemente un incontro tra due persone.
Il filo che tiene tutto insieme è l'autoironia. Bagnasco non si mette mai su un piedistallo. Anzi, spesso si sposta di lato, si ridimensiona, si racconta con una sincerità disarmante che rende il lettore complice, non spettatore. Il suo obiettivo dichiarato non è celebrare una carriera, ma divertire, nel senso più nobile del termine: portare altrove, offrire una pausa, ricordare che la memoria può essere leggera senza essere superficiale.
Pubblicato in esclusiva su Amazon, in formato Kindle e cartaceo con stampa su richiesta, La casa delle mele è anche un piccolo atto d'amore verso un mondo che non c'è più: quello dei giornali di carta, dei bar di paese come luoghi di confronto, delle redazioni come comunità. Un mondo imperfetto, rumoroso, spesso caotico, ma profondamente umano.
Alla fine della lettura resta una sensazione precisa: quella di aver parlato a lungo con una persona vera. Di aver riso, forse anche sospirato. E di aver capito che, in fondo, certe case – fatte di ricordi, affetti e storie raccontate bene – non smettono mai di esistere. Basta sapere dove cercarle.