GIACOMO LARICCIA, COME DAL MARMO: TOGLIERE IL SUPERFLUO PER TORNARE ALL’ESSENZA
di Luisa Procopio
Ci sono momenti in cui per ritrovare noi stessi non dobbiamo aggiungere qualcosa, ma avere il coraggio di togliere. Una parola, un'abitudine, una paura, un legame che ha smesso di nutrirci, un peso che continuiamo a portare soltanto perché abbiamo dimenticato come si fa a lasciarlo andare.
È da questa intuizione, semplice e insieme profondissima, che nasce "Come dal marmo", il nuovo singolo di Giacomo Lariccia, disponibile dal 2 ottobre 2026 sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica.
Un titolo che richiama immediatamente una delle immagini più potenti della storia dell'arte: quella di Michelangelo Buonarroti e della scultura intesa come un'opera di sottrazione, un gesto paziente e deciso attraverso il quale eliminare dalla materia tutto ciò che è superfluo per permettere alla forma nascosta di venire finalmente alla luce.
Ma Lariccia compie un passaggio ulteriore.
La sua materia non è il marmo.
È la parola.

E proprio come lo scultore davanti a un blocco di pietra deve sapere dove colpire, cosa eliminare e quando fermarsi, anche il cantautore sceglie di togliere ciò che non serve per arrivare al cuore delle cose.
È una canzone che parla di essenzialità, ma soprattutto di libertà.
«La mia materia non è la pietra, ma la parola», racconta Lariccia. E in questa frase c'è tutta la filosofia di un brano che invita a guardare la vita con occhi diversi: sottrarre non significa impoverire, ma liberare energia.
A volte, infatti, continuiamo ad accumulare. Oggetti, pensieri, aspettative, rimpianti, parole. Costruiamo strati sopra strati fino a non riconoscere più ciò che siamo veramente.
"Come dal marmo" suggerisce invece il movimento opposto.
Scavare.
Eliminare.
Fare spazio.
Tagliare i rami secchi dell'esistenza per permettere a quelli nuovi di crescere.
E così la metafora della scultura diventa una metafora della vita.
Il brano arriva con una luminosità particolare, ma dentro quella luce custodisce una riflessione profondamente umana: per cambiare non sempre è necessario costruire qualcosa di nuovo. A volte il cambiamento comincia semplicemente dal coraggio di eliminare ciò che ci impedisce di respirare.
Anche il videoclip trasforma questa idea in immagini.
Lariccia porta la propria musica dentro uno dei luoghi simbolo della scultura italiana: Pietrasanta, in Versilia, dove la tradizione della lavorazione artistica del marmo vive ancora oggi attraverso botteghe, artigiani e artisti.
La macchina da presa alterna l'energia della performance live dell'artista al prestigioso festival Guitares du Monde con la dimensione materica e quasi ancestrale della lavorazione della pietra nella bottega dello scultore Massimo Galleni.
Ed è proprio qui che la canzone sembra prendere corpo.
Il marmo grezzo, ancora informe, incontra il gesto dell'artigiano. Il colpo sul blocco, la polvere, la materia che lentamente cambia, il lavoro paziente delle mani.
È impossibile non pensare alle parole di Lariccia.
Anche una vita, come un blocco di marmo, può contenere qualcosa che ancora non vediamo.
Ma per farlo emergere bisogna avere il coraggio di intervenire.
Pietrasanta diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il luogo nel quale arte e artigianato dialogano da secoli, una terra profondamente legata alla storia della scultura e alla tradizione italiana.
Nel videoclip questa eredità incontra la contemporaneità di un artista che ha fatto del viaggio e dell'incontro la propria cifra.
Giacomo Lariccia è infatti un cantautore internazionale, un artista in movimento che ha scelto Bruxelles come punto d'approdo, trasformandola in una porta aperta verso l'Europa e il mondo.
La sua musica non conosce confini rigidi.
Ha attraversato Paesi, culture e palchi, viaggiando con la chitarra sulle spalle e costruendo nel tempo un rapporto diretto e autentico con il pubblico. È stato un cantautore errante prima ancora che questa definizione diventasse una semplice etichetta: un artista capace di sentirsi a casa anche molto lontano da casa.
Le sue collaborazioni raccontano questa apertura, con incontri artistici che hanno coinvolto anche Noa e Mira Awad.
Tre volte finalista al Premio Tenco, nel 2012, 2014 e 2020, Lariccia ha costruito un percorso lontano dalle formule del mainstream, rimanendo fedele alla canzone d'autore, al folk dalle sfumature blues e alle contaminazioni nate dagli incontri con culture differenti.
Un percorso che trova una nuova tappa anche nel suo album "Canzoni nella tormenta", prodotto da Don Antonio Gramentieri, dove le composizioni originali dialogano con riletture di alcuni classici della chanson française.
"Come dal marmo" sembra inserirsi perfettamente in questa ricerca: una canzone capace di guardare al mondo senza rinunciare all'intimità, trasformando una riflessione artistica in una domanda che riguarda tutti.
Che cosa succederebbe se avessimo il coraggio di togliere ciò che non ci serve più?
Forse scopriremmo che sotto tutto quello che abbiamo accumulato esiste ancora una parte autentica di noi.
Forse capiremo che perdere qualcosa non significa sempre perdere se stessi.
Forse, come accade davanti a un blocco di marmo, la forma che stiamo cercando era già lì.
Aspettava soltanto di essere liberata.
E allora "Come dal marmo" diventa molto più di una canzone.
Diventa un invito.
A fare silenzio.
A scegliere.
A lasciare andare.
A togliere, finalmente, tutto ciò che nasconde la nostra parte più vera.
Perché qualche volta la bellezza non nasce da ciò che aggiungiamo alla nostra vita.
Nasce da ciò che, finalmente, troviamo il coraggio di togliere.