Ilema e il coraggio di fermarsi: quando la musica nasce dalle briciole

27.01.2026

di Luisa Procopio

Ci sono debutti che arrivano come un'esplosione e altri che assomigliano a un passo misurato, quasi silenzioso. Quello di Ilema appartiene decisamente alla seconda categoria. "Briciole di te" non chiede attenzione: la reclama con discrezione, lasciando che sia l'ascoltatore a fermarsi, a riconoscersi, a restare.

Dietro questo nome d'arte c'è Ilenia Mancini, fiorentina, cresciuta in un quartiere dove il senso collettivo ha preceduto l'individualismo, e formata in un percorso che sembra muoversi lontano dalle scorciatoie del mercato musicale. La sua storia non segue una linea retta: attraversa città, lingue, corpi, pratiche. Londra, il Medio Oriente, il Brasile. Yoga, medicina cinese, studio della voce come luogo di equilibrio prima ancora che di espressione. Tutto confluisce oggi in una musica che non urla e non consola, ma osserva.

"Briciole di te" nasce a Rio de Janeiro, in un tempo sospeso, fatto di solitudine e ridefinizione. È lì che prende forma una consapevolezza che molti conoscono, ma pochi raccontano senza filtri: quella dei legami intermittenti, delle presenze minime scambiate per amore, di rapporti mai nominati e proprio per questo mai risolti. Ilema non cerca metafore elaborate, non costruisce drammi. Sceglie un'immagine semplice, quasi domestica: le briciole. Piccoli resti che diventano misura di ciò che non basta.

Il testo non spiega, non giudica, non redime. Registra. Come se la canzone fosse un appunto lasciato lì, volutamente incompleto, esattamente come il rapporto che racconta. Anche la lingua si interrompe, si spezza, si sottrae. In questa sottrazione c'è tutta la forza del brano.

A dare una direzione definitiva alla canzone è l'incontro con Marco Falagiani, figura storica della produzione italiana, che sceglie di non intervenire con effetti o stratificazioni, ma di accompagnare. L'arrangiamento resta essenziale, quasi spoglio, e lascia spazio a una vocalità che non cerca di aderire ai codici del pop contemporaneo. La voce di Ilema non seduce, non chiede approvazione. Sta. Resiste. Ripete. Come chi resta fermo in una situazione di stallo, aspettando che qualcosa si riveli per ciò che è.

Ed è forse qui che il percorso personale dell'artista emerge con maggiore chiarezza. Per chi ha studiato il corpo, il respiro, la voce come strumento di equilibrio, cantare non è uno sfogo, ma un atto di misura. Ogni suono è dosato, ogni ripetizione ha un peso. Nulla è eccessivo, nulla è casuale.

Anche l'esperienza brasiliana, con il progetto Tao Batuque nella favela della Mangueira, sembra risuonare in questa attitudine: lavorare con poco, dare valore alla presenza, creare spazio più che riempirlo. È una lezione che Ilema porta con sé nel suo ritorno discografico in Italia, senza adattarsi, senza accelerare.

"Briciole di te" non è una canzone che consola chi ascolta. È una canzone che chiede attenzione. Invita a riconoscere quelle dinamiche che spesso si accettano per abitudine, paura o mancanza di alternative. Non offre soluzioni, ma uno sguardo lucido. E a volte, è tutto ciò che serve per iniziare a prendere distanza.

Il debutto di Ilema non segna un inizio fragoroso, ma l'apertura di un tempo lungo. Un progetto che sembra voler crescere senza fretta, lasciando che l'esperienza entri nella forma, senza mai sovrapporsi. In un panorama che corre veloce, scegliere di fermarsi è forse il gesto più radicale.