JAIRO, QUANDO LE RADICI DIVENTANO MUSICA: DALLA COLOMBIA A GENOVA, FINO A UNA “FORESTA LIBERA” DOVE CRESCERE SENZA PAURA
di Luisa Procopio
Ci sono artisti che nascono da un luogo. E poi ci sono artisti che nascono dall'incontro di più mondi.
Jairo appartiene a questa seconda categoria.
Nato nel 1999 tra le mura di Genova, porta dentro di sé una storia fatta di radici, contaminazioni, natura, musica e identità. Da una parte la Colombia della sua famiglia, dall'altra la scuola del cantautorato genovese. In mezzo, una voce che cerca di tenere insieme queste due anime trasformandole in qualcosa di profondamente personale.

La sua musica nasce proprio lì, in quello spazio dove culture diverse non si scontrano, ma imparano a parlarsi.
Durante l'infanzia, nella sua casa, risuonano cumbia, salsa e joropo, melodie provenienti dal Sud America che entrano lentamente nel suo immaginario e diventano parte del suo modo di sentire il ritmo. Sono suoni che arrivano dalla famiglia, dalla memoria, da una terra lontana che però rimane vicinissima attraverso la musica.
Sotto i suoi piedi, invece, cresce Genova.
E Genova, con la sua tradizione cantautorale, diventa un'altra radice fondamentale. Il cantautorato italiano entra progressivamente nelle sue playlist, fino a diventare il cuore dei suoi ascolti e una delle principali fonti della sua scrittura.
È una fusione particolare, quasi naturale: il ritmo latino incontra la parola italiana, la memoria colombiana incontra le strade genovesi.

E c'è poi un altro artista che occupa un posto speciale nel suo universo: Manu Chao, simbolo di libertà, contaminazione, coesione e ribellione. Un riferimento importante per Jairo, ma anche profondamente legato all'anima multiculturale di Genova.
La musica, però, per Jairo non arriva improvvisamente.
Comincia a viverla prestissimo.
A soli undici anni entra nel Coro delle Voci Bianche del Teatro Carlo Felice, iniziando un percorso di formazione che lo porta parallelamente a prendere lezioni private e a lavorare sulla propria tecnica vocale.
Ma mentre la voce cresce, cresce anche l'artista.
Jairo scopre un legame profondo con la natura, luogo nel quale trova pace, energia e soprattutto spazio per creare. Non sorprende quindi che la sua idea di musica sia lontana dalla semplice competizione.
Per lui la musica è condivisione.
È incontro.
È la possibilità di stare insieme, scambiarsi idee, lasciarsi contaminare dalle persone che si hanno accanto. Non ama l'arroganza e non crede nel giudizio fine a se stesso. Preferisce l'altruismo, l'aiuto, la costruzione collettiva.
Ed è forse proprio questa sensibilità a spiegare la nascita di "Foresta Libera".
Agli inizi del 2025, dalla sua penna arriva un brano che sembra nascere con la naturalezza di qualcosa che era già dentro di lui.
La prima volta che lo canta è in un momento intimo, lontano dai grandi palchi: il compleanno di Valentina, davanti ad amici stretti, in uno spazio protetto.
Una canzone nata quasi sottovoce.
Eppure destinata a farsi sentire.

"Foresta Libera" racconta la quotidianità, l'affetto e la capacità di reinventarsi. È un brano che non ha bisogno di proclami per trasmettere forza. La sua energia nasce proprio dalla semplicità e dalla capacità di raccontare la vita attraverso una figura, quella di Valentina, che diventa simbolo della possibilità di trovare la propria forma e imparare a convivere con ciò che la vita ci mette davanti.
Perché a volte essere liberi non significa scappare.
Significa trovare il proprio modo di stare al mondo.
E "Foresta Libera" comincia presto a trovare il suo pubblico.
Nel 2025 il brano conquista il primo posto al Festival di Calvizzano e al Giffoni Musica e Cultura, segnando un passaggio importante nel percorso di Jairo.
Nello stesso anno arriva l'incontro con Marco Camasso, produttore e CEO della M.C. Music Records, che decide di credere nel suo talento e di accompagnarlo nella costruzione di un vero percorso musicale.
È un incontro che apre una nuova porta.
Jairo entra così in una fase di crescita artistica nella quale le sue diverse identità musicali possono finalmente incontrarsi pienamente.
La scrittura latina e quella genovese si intrecciano. La tradizione cantautorale dialoga con sonorità Latin, Urban e Popular. Gli arrangiamenti di Marco Camasso costruiscono un paesaggio internazionale, mantenendo però una forte immediatezza popolare. Chitarre, percussioni e ritmo rendono "Foresta Libera" dinamica e potente, mentre la voce di Jairo conserva una delicatezza capace di lasciare spazio alle parole.
E poi arriva un altro momento particolarmente significativo.
Nel maggio 2026, Jairo pubblica una sua versione di "Clandestino" di Manu Chao, una canzone che conosce fin dall'infanzia e che sceglie di reinterpretare anche come omaggio alla propria famiglia emigrata dalla Colombia.
È difficile non leggere questa scelta come un cerchio che si chiude.
Da bambino ascoltava quelle atmosfere.
Da ragazzo ha trovato nella musica uno spazio per costruire la propria identità.
Da artista, oggi, restituisce quelle emozioni attraverso la propria voce.
Ma la storia è tutt'altro che finita.
Jairo ha ancora canzoni inedite da far conoscere e nel 2026 è entrato in studio per lavorare a diversi demo, tra cui anche "Foresta Libera".
Il suo percorso è appena entrato in una nuova fase.
E forse il modo migliore per raccontarlo è proprio attraverso l'immagine della foresta.
Una foresta è fatta di radici, ma anche di rami che cercano il cielo.
Ha bisogno della memoria per restare in piedi, ma cresce soltanto se continua a guardare verso la luce.
Jairo oggi sembra essere esattamente lì: con i piedi nelle proprie radici e lo sguardo rivolto verso ciò che ancora non conosce.
La Colombia gli ha lasciato il ritmo.
Genova gli ha insegnato la parola.
La natura gli ha regalato uno spazio per respirare.
La musica gli ha dato la possibilità di unire tutto.
E dentro questa fusione sta nascendo un artista che non vuole semplicemente occupare un posto nella musica, ma costruire un luogo nel quale chi ascolta possa riconoscersi.
Una "Foresta Libera", appunto.
Un posto dove le differenze diventano ricchezza, dove le radici non sono catene ma ali, dove crescere significa anche avere il coraggio di cambiare forma.
E mentre nuove canzoni aspettano di vedere la luce, Jairo continua a scrivere.
Con la Colombia nel cuore, Genova nelle parole e il mondo davanti.
Perché alcune voci non nascono per essere semplicemente ascoltate: nascono per ricordarci da dove veniamo e, soprattutto, che possiamo ancora scegliere dove andare.