JENNI GANDOLFI, IL TRENO CHE NON PARTE E LA VITA CHE CI INSEGNA A TORNARE A RESPIRARE
di Luisa Procopio
C'è un momento, nella vita, in cui ci troviamo davanti a un bivio e abbiamo la sensazione che qualunque strada scegliamo qualcosa resterà inevitabilmente indietro. Ci sono partenze che fanno male prima ancora di essere compiute, addii che sembrano definitivi e ricordi così belli da diventare quasi dolorosi.
E poi ci sono quei treni che, nella nostra mente, partono mille volte.
Li vediamo allontanarsi, immaginiamo il rumore delle rotaie, guardiamo qualcuno salire e sparire dietro un finestrino. Pensiamo a ciò che avremmo potuto dire, fare, cambiare. Ci aggrappiamo ai "se", ai "forse", ai "se solo".
Ma cosa succederebbe se quel treno, in realtà, non fosse mai partito?
È proprio da questa domanda che nasce "Il tuo treno", il nuovo brano di Jenni Gandolfi, una canzone che sembra inizialmente raccontare un addio e che, passo dopo passo, si trasforma in qualcosa di molto più grande: un viaggio dentro la vita, dentro il dolore, dentro i rimpianti e, soprattutto, dentro quella straordinaria capacità che abbiamo di tornare a respirare dopo essere stati travolti.
La scena iniziale è cinematografica.
Una stazione.
Una banchina.
Un treno pronto a partire.
E un amore intenso che sembra destinato a salire su quel convoglio e a lasciarsi alle spalle tutto ciò che è stato.

Un amore nato "tra i rovi del cuore", come se fosse riuscito a farsi strada proprio nei luoghi più fragili dell'anima, quelli dove spesso nascondiamo ciò che proviamo per paura di soffrire.
Il treno diventa allora il simbolo di una separazione, ma anche delle infinite possibilità che la vita ci mette davanti. Ogni partenza porta con sé una scelta. Ogni scelta, inevitabilmente, porta con sé qualcosa che lasciamo indietro.
E Jenni Gandolfi entra proprio in quello spazio emotivo nel quale il passato continua a bussare alla porta del presente.
Ci sono le estati.
Il mare.
Le risate.
Quei ricordi luminosi che appartengono a un tempo nel quale tutto sembrava possibile.
E poi arriva il distacco.
Il vuoto.
Il silenzio.
La nostalgia.
Il contrasto è fortissimo: da una parte la leggerezza di un'estate vissuta insieme, dall'altra il dolore di qualcosa che sembra ormai perduto.
Ma "Il tuo treno" non è soltanto una canzone d'amore.
È una canzone sulla vita.
Quella vita capace di portarci alle stelle e, un istante dopo, di lasciarci cadere così in basso da toglierci il fiato. Quella vita che a volte sembra non avere pietà, che ci costringe a fare i conti con le nostre fragilità e che ci mette davanti a domande alle quali non siamo pronti a rispondere.
È proprio quando pensiamo di essere arrivati alla fine che il brano cambia prospettiva.
E arriva il colpo di scena.
Il treno non è mai stato preso.
Quella partenza che per tutta la canzone sembrava inevitabile non è mai avvenuta.
E improvvisamente tutto ciò che abbiamo ascoltato assume un significato diverso.
Il viaggio di sola andata si trasforma in un abbraccio salvifico.
Il dolore lascia spazio alla possibilità.
La perdita diventa rinascita.
E il treno, da simbolo di separazione, diventa la metafora di una vita che può ancora sorprenderci.
È qui che Jenni Gandolfi lancia il messaggio più importante del brano: anche quando la vita ci fa male da togliere il fiato, sa sempre come prenderci da terra e farci risalire.
Una frase che arriva come una mano tesa.
Perché tutti, prima o poi, siamo caduti.
Tutti abbiamo avuto un momento nel quale ci è sembrato impossibile rialzarci.
Tutti abbiamo conosciuto almeno una volta quel dolore che sembra occupare tutto lo spazio, lasciando pochissimo ossigeno al futuro.
Eppure la vita, spesso quando meno ce lo aspettiamo, trova una strada.
Non necessariamente quella che avevamo immaginato.
Forse persino una strada migliore.
"Il tuo treno" è dunque una canzone che parla di un addio per raccontare, in realtà, un ritorno.
Un ritorno a se stessi.
Alla speranza.
Alla possibilità di ricominciare.
A dare forma musicale a questo viaggio emotivo è un arrangiamento firmato da Raffaele Montanari, che accompagna il brano con sensibilità e intensità. A suonarlo e a "dipingerlo" sono alcuni nomi di assoluto rilievo della musica italiana: Luca Colombo, tra gli altri attuale chitarrista di Gianni Morandi, Paolo Costa, bassista di Eros Ramazzotti, e Lele Zamperini, batterista di Bobby Solo.
Tre musicisti capaci di dare corpo a un racconto che ha bisogno non soltanto di essere ascoltato, ma quasi attraversato.
E dietro questa canzone c'è una donna che da anni ha scelto la musica come forma di espressione, cura e condivisione.
Jenni Gandolfi è cantautrice, musicoterapeuta, musicista e vocal coach. Nel corso della sua carriera ha pubblicato quattro album: "Crescere", "Come l'acqua", "Fragilità" e "Canzoni d'amore", mentre oggi è impegnata nella realizzazione del suo quinto progetto discografico.
Il suo percorso è costellato di riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra questi il BallaBella Radio Festival, conquistato con "Crescere", brano trasmesso anche su Rai 1 durante "Mattina Estate"; il Global Education Festival, con "Canzone per la pace", "Girotondo per l'Amazzonia" e "Ninna nanna a te", interpretati dal coro dell'infanzia "Farinelli" di Mantova; e il concorso nazionale Giovanna Daffini, vinto con "La ballata di Giuseppe".
Ma Jenni Gandolfi ha costruito la propria storia anche sul palco.
Ha aperto il concerto di Danilo Sacco a Villastrada, nel Mantovano, ed è stata selezionata dall'agenzia Nove Eventi con "Cenerentola stasera non balla" per l'apertura del Drip Festival e del concerto dei The Kolors alla Trentino Music Arena.
Ha inoltre aperto la Partita del Cuore della Nazionale Italiana Cantanti a Mantova e Viadana, dove ha avuto l'onore di eseguire l'Inno di Mameli sul campo e di presentare proprio "Il tuo treno".
Un percorso nel quale musica, parole e comunicazione continuano a intrecciarsi.
Di recente Jenni è stata nominata Vice Direttore delle testate giornalistiche LeggoBrasile, dedicata agli italiani residenti in Brasile e tradotta in portoghese, e Musica in Parole, per le quali cura articoli dedicati alla musica italiana e interviste a protagonisti del panorama musicale.
E forse non è un caso che una donna abituata a raccontare la musica abbia scelto proprio un treno per raccontare la vita.
Perché un treno è movimento.
È partenza.
È attesa.
È possibilità.
Ma soprattutto è una scelta.
E "Il tuo treno" ci ricorda che non tutte le partenze sono definitive e che, qualche volta, quello che pensavamo fosse un addio è soltanto un passaggio necessario per ritrovare la strada verso casa.
Forse il vero viaggio non è quello che ci porta lontano.
È quello che ci riporta a noi stessi.
E allora quella stazione, quella banchina, quel treno che sembrava pronto a portarci via tutto, assumono un significato nuovo.
Perché magari la vita non ci sta chiedendo di salire.
Magari ci sta chiedendo di fermarci.
Di respirare.
Di guardarci intorno.
Di lasciare che qualcuno ci prenda da terra.
E poi di rialzarci.
Perché anche quando pensiamo di aver perso tutto, esiste ancora una possibilità.
Un'altra strada.
Un altro abbraccio.
Un'altra estate.
Un'altra risata.
Un altro inizio.
E quel treno che avevamo già salutato con le lacrime agli occhi, forse, non è mai partito.
Forse è rimasto lì.
Ad aspettarci.
Ma stavolta non per portarci via.
Per ricordarci che, nonostante tutto, la vita ha ancora un viaggio da farci vivere.