Kanestri e il coraggio di essere “in rotta”: quando perdersi diventa l’inizio di tutto

09.04.2026

di Luisa Procopio

Ci sono momenti nella vita in cui ci si accorge che qualcosa non funziona più. Non c'è un evento preciso, non c'è una rottura evidente. È una sensazione sottile, ma insistente. Come una crepa che lentamente si allarga, fino a diventare impossibile da ignorare. È proprio lì, in quello spazio fragile e scomodo, che nasce "In rotta con lo sport", il nuovo singolo di Kanestri.

Ma questa non è solo una canzone. È un passaggio. Un punto di svolta. È il momento esatto in cui smetti di fingere che tutto vada bene e inizi, finalmente, a guardarti davvero.

Kanestri, pseudonimo di Matteo Manzoni, non racconta l'amore come un rifugio sicuro o una promessa eterna. Lo racconta per quello che è: un terreno complesso, fatto di equilibrio, impegno, cadute e ripartenze. Ed è proprio nello sport che trova la metafora perfetta per descriverlo.

Non il gesto atletico, non la competizione. Ma tutto ciò che lo sport rappresenta: la disciplina, la fatica, il gioco di squadra, le aspettative, le vittorie che esaltano e le sconfitte che mettono in discussione. Elementi che, in fondo, appartengono anche a ogni relazione umana.

E allora "essere in rotta" non è più solo un errore di percorso. Diventa uno stato necessario. Una condizione da attraversare. Perché è proprio quando il gioco smette di funzionare che si apre la possibilità di cambiare le regole. O di cambiare se stessi.

La forza di questo brano sta nella sua sincerità. Non cerca soluzioni facili, non offre risposte preconfezionate. Si limita a raccontare. E lo fa con una delicatezza che non nasconde la complessità, ma la accoglie. È una canzone che non giudica, ma osserva. Che non urla, ma resta.

E in questo restare, trova la sua verità.

Il percorso di Kanestri affonda le radici in un'urgenza espressiva che arriva da lontano. Gli anni delle band punk, i piccoli palchi, l'energia grezza delle prime esperienze musicali. Un mondo fatto di suoni distorti e parole dirette, senza filtri. È lì che si forma il suo sguardo. È lì che impara che la musica, prima di tutto, deve essere vera.

Col tempo, quell'urgenza si è trasformata. Ha cambiato forma, ma non intensità. Oggi il suo suono si muove tra pop e indie, con sfumature che mantengono viva quella radice punk, soprattutto nell'attitudine. Perché anche quando le melodie si fanno più morbide, il contenuto resta diretto, autentico, necessario.

C'è una frase che sintetizza perfettamente il suo mondo: "Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi." Non è solo un claim. È una dichiarazione di intenti. Un modo di intendere la musica non come intrattenimento, ma come strumento. Come spazio in cui mettere ordine, o almeno provarci.

E forse è proprio questo che rende le sue canzoni così vicine a chi ascolta. Perché non raccontano una realtà distante, ideale. Raccontano il disordine. Le contraddizioni. I momenti in cui non si sa bene cosa fare, ma si sente che qualcosa deve cambiare.

"In rotta con lo sport" si inserisce in un percorso più ampio, quello che porterà al suo primo disco. Un lavoro atteso, costruito passo dopo passo, senza fretta. Perché anche qui, la scelta è chiara: non inseguire il momento, ma creare qualcosa che possa durare.

Ogni brano diventa così una tappa. Un frammento di un viaggio che non è solo artistico, ma personale. Un modo per raccontarsi, ma anche per lasciare spazio a chi ascolta di ritrovarsi.

In un panorama musicale spesso dominato dall'apparenza, dalla velocità, dalla ricerca immediata del consenso, Kanestri sceglie un'altra strada. Più lenta, più esposta, forse più rischiosa. Ma anche più vera.

Perché parlare di fragilità oggi richiede coraggio. Accettare le proprie crepe, riconoscerle, non cercare di nasconderle dietro una perfezione costruita. È un atto controcorrente. Ma è anche l'unico modo per essere autentici.

E l'autenticità, quando arriva, si sente.

Si sente nelle parole, nei silenzi, nelle sfumature. Si sente in quella capacità rara di dire qualcosa che sembra personale, ma che in realtà appartiene a tutti. Perché, in fondo, chi non si è mai sentito "in rotta"? Chi non ha mai avuto la sensazione di aver perso la direzione?

La differenza sta in cosa si fa in quel momento. C'è chi si ferma. Chi torna indietro. E chi, invece, decide di attraversarlo. Di restare dentro quella sensazione, anche se scomoda, anche se fa paura.

Kanestri sembra scegliere proprio questa strada. Non evitare la rotta, ma viverla. Non cercare subito una soluzione, ma accettare il processo. Perché è lì che avviene il cambiamento.

E allora questa canzone diventa qualcosa di più di un semplice brano. Diventa uno specchio. Un invito. Un piccolo spazio in cui fermarsi e ascoltarsi.

Non promette di rimettere tutto a posto. Ma suggerisce che forse non è quello l'obiettivo. Forse l'obiettivo è imparare a stare dentro il disordine, senza perdersi completamente. Trovare un equilibrio nuovo, diverso, più reale.

E in questo senso, "In rotta con lo sport" è una canzone necessaria. Perché parla di qualcosa che spesso si evita: il momento in cui bisogna ricominciare da sé.

Non è una fine. È un passaggio.

E forse, proprio da lì, può iniziare davvero tutto.

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