“KARMACOMARK: l’arte che ti guarda dentro e ti cambia per sempre”

18.03.2026

di Luisa Procopio

Ci sono immagini che si osservano.
E poi ci sono immagini che ti osservano mentre le guardi.

Il lavoro di Marco Bertucci, in arte KARMACOMARK, appartiene a questa seconda dimensione. Non si limita a mostrarsi: accade. Ti attraversa, ti mette in discussione, ti costringe – con delicatezza e forza insieme – a fermarti un attimo più a lungo del previsto. E in quel tempo sospeso, qualcosa cambia.

Non è facile spiegare cosa succede davvero davanti a una sua opera. Perché non è solo una questione visiva. È un'esperienza. È come se il segno, il tratto, la materia stessa dell'immagine si trasformassero in un linguaggio che parla direttamente a una parte di noi che spesso ignoriamo.

E forse è proprio lì che KARMACOMARK vuole arrivare.

Nato a Palermo nel 1984, Marco Bertucci inizia il suo percorso tra studio e disciplina, attraversando prima una formazione classica e poi le arti visive all'Accademia di Belle Arti. Ma già da subito è chiaro che ciò che cerca non è solo tecnica, non è solo forma. È qualcosa di più profondo, più sfuggente.

Un senso.

Non quello che si spiega.
Quello che si sente.

Marco Bertucci - KARMACOMARK
Marco Bertucci - KARMACOMARK

Nel tempo, il suo linguaggio si espande, si contamina, si libera da ogni confine. Pittura, performance, installazione, grafica: ogni mezzo diventa un passaggio necessario, una tappa di un percorso che non ha una destinazione definitiva. Perché l'identità, per lui, non è mai qualcosa di statico. È un processo.

E in questo processo, il segno diventa il cuore pulsante di tutto.

Non è mai decorativo. Non è mai casuale. È vivo. È istintivo. È carico di tensione. È come se ogni linea fosse il risultato di un dialogo interiore, di un'urgenza che non può essere trattenuta. Un gesto che nasce da dentro e arriva, diretto, senza filtri.

Guardando le sue opere, si ha la sensazione che qualcosa sia stato liberato. Non costruito. Non progettato. Liberato.

Ed è forse per questa autenticità così radicale che il suo percorso si intreccia in modo così naturale con la musica.

Da oltre dieci anni, KARMACOMARK lavora sull'illustrazione legata al mondo musicale. Ma quello che fa va oltre l'interpretazione. Non si limita a tradurre un testo in immagini. Lo attraversa. Lo vive. Lo lascia risuonare dentro, finché non trova una forma che non è mai didascalica, mai prevedibile.

È come se riuscisse a catturare ciò che nelle canzoni resta invisibile.
Quella vibrazione sottile che non si può spiegare, ma che si riconosce subito.

Le sue immagini non accompagnano la musica. La espandono. La trasformano. A volte la mettono persino in discussione. Ed è proprio in questo spazio di libertà che nascono collaborazioni, progetti, incontri. Con artisti diversi, mondi diversi, sensibilità diverse.

Ma nonostante tutto questo movimento, tutto questo fare, c'è qualcosa che negli ultimi anni ha cambiato profondamente la sua traiettoria.

Una svolta silenziosa, ma radicale.

KARMACOMARK ha iniziato a guardare dentro. Davvero. Senza scorciatoie.

Attraverso lo studio dell'auto-osservazione e delle teorie di Gurdjieff, il suo percorso artistico si è trasformato in qualcosa di ancora più essenziale. Più vero. Più esposto.

Perché osservare sé stessi non è mai semplice.
Significa togliere strati. Significa smettere di raccontarsi storie.
Significa vedere.

E vedere, a volte, fa male.

Ma è proprio da lì che nasce la trasformazione.

Ed è qui che l'arte smette di essere solo espressione e diventa strumento.
Uno strumento alchemico.
Uno spazio in cui ciò che è frammentato può ricomporsi.
In cui ciò che è inconsapevole può emergere.

Nei suoi lavori più recenti, questa tensione è palpabile. Le immagini sembrano respirare in modo diverso. Non cercano approvazione, non cercano di piacere. Esistono. E chiedono, a chi le osserva, di fare lo stesso.

Di esserci.

Non è un'arte comoda.
Ma è un'arte necessaria.

In un tempo in cui tutto scorre veloce, in cui le immagini si consumano in pochi secondi, KARMACOMARK invita a un gesto controcorrente: restare. Fermarsi. Sentire.

Non offre distrazione. Offre presenza.

E questa presenza, se accettata, può diventare qualcosa di potente.
Può aprire uno spazio.
Può creare una crepa.

E da quella crepa, qualcosa entra.

Forse una domanda.
Forse un dubbio.
Forse una nuova consapevolezza.

Il suo lavoro non ti dice cosa pensare. Non ti guida. Non ti protegge.
Ti mette davanti a te stesso.

E in quel momento, non puoi più guardare altrove.

KARMACOMARK non crea per essere capito fino in fondo.
Crea per essere attraversato.

E attraversarlo significa accettare di non uscire uguali.

Perché alcune opere non finiscono quando smetti di guardarle.
Continuano a lavorare dentro.
In silenzio.

E quando accade, te ne accorgi dopo.
Magari in un pensiero che cambia direzione.
In una sensazione che non riesci più a ignorare.
In uno sguardo diverso su qualcosa che credevi di conoscere.

È lì che capisci.

Che quell'immagine non era solo un'immagine.
Era un passaggio.

disegno cremonini

vE forse, senza nemmeno accorgertene, lo hai attraversato.

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