“LA BELLEZZA CHE NON TI ASPETTI: EMOZIONI DALLA GX FASHION WEEK”

29.09.2026

di Luisa Procopio

Ieri, lunedì 28 settembre, Milano ha indossato la sua veste più teatrale e, nel cuore della città, a pochi passi dal Duomo, il Palazzo Giureconsulti si è trasformato in un palcoscenico capace di raccontare la moda non soltanto attraverso gli abiti, ma attraverso le emozioni, l'identità e il coraggio di guardare oltre.

La GX Fashion Week ha scelto di cominciare da una domanda che, apparentemente semplice, contiene invece un universo intero: che cos'è la bellezza?

La risposta non è arrivata da un abito, né da una passerella.

È arrivata da una voce fuori campo.

Una voce che ha accompagnato il pubblico dentro una riflessione sulla bellezza intesa non come modello imposto, non come misura stabilita dagli altri, ma come qualcosa che nasce innanzitutto dal nostro sguardo. Il bello visto con i propri occhi prima ancora che con quelli degli altri.

Ed è proprio da qui che è iniziato il viaggio.


XHEKSIL MUCA: LA FEMMINILITÀ CHE DIVENTA MITO

Ad aprire la passerella è stato Xheksil Muça, designer albanese e fondatore di Plisi, propone una moda fatta di ricerca tra l' incontro della memoria, il patrimonio culturale e la visione contemporanea.

E la sua collezione è apparsa immediatamente come qualcosa che andava oltre il semplice concetto di abito.

Gonne ampie, strutturate, quasi architettoniche. Elementi sovrapposti che ricordano petali, piume, stratificazioni della natura. E poi loro: i copricapi scultorei, con quelle corna stilizzate che sembrano appartenere a una creatura fantastica, sospesa tra mito, mondo animale e dimensione soprannaturale.

Al centro di questa costruzione scenografica, il corpo femminile.

Il corpetto aderente disegna la silhouette e crea un contrasto potentissimo con i volumi delle gonne: da una parte la struttura, dall'altra la sensualità; da una parte la materia, dall'altra il corpo.

Le corna diventano così un elemento narrativo.

Non soltanto un ornamento.

Sembrano trasformare la donna in una creatura mitologica, libera dai confini della realtà, quasi una figura uscita da un sogno nel quale la femminilità non chiede permesso per esistere.

È una donna che non vuole semplicemente essere guardata.

Vuole essere ricordata.

MICHELE UMBERTO PERRERA: QUANDO LA MODA SI FA IDENTITÀ

Poi la passerella cambia completamente linguaggio.

Arriva Michele Umberto Perrera, il "Maestro del filo e dell'ago".

E con lui arrivano i colori.

Verde, bianco e rosso.

Arriva una bandiera.

Ma soprattutto arriva un sentimento di appartenenza che, questa volta, non divide.

Gli abiti di Perrera raccontano legami, identità, cultura. Il tricolore compare nelle creazioni e il papillon diventa un segno distintivo, quasi una piccola bandiera da indossare.

Ma non una bandiera destinata a separare.

Una bandiera che, nel racconto della serata, vuole unire.

E poi accade qualcosa che trasforma la sfilata in un momento di autentica partecipazione.

Alle spalle della passerella c'è Milano.

C'è il Duomo.

E risuona l'Inno d'Italia.

Il pubblico si alza in piedi.

E canta.

Per qualche minuto la moda smette di essere soltanto moda.

Diventa emozione collettiva.

Diventa memoria.

Diventa appartenenza.

Diventa quel gesto semplice e potentissimo che è stare in piedi insieme.

Perrera porta così sulla passerella non soltanto i suoi abiti, ma un simbolo che, in quella particolare cornice milanese, assume una forza ancora più intensa.

E il tricolore, tra stoffe e ricami, sembra quasi trasformarsi in un filo invisibile capace di attraversare tutta la sala.

UNIQUE DI NINA TSIKLAURI: L'ELEGANZA CHE NON HA BISOGNO DI ALZARE LA VOCE

Dopo l'intensità del tricolore, la passerella cambia ancora ritmo.

Arriva UNIQUE di Nina Tsiklauri, couture designer  Milano.

La sua è un'eleganza contemporanea, sofisticata, costruita attraverso linee pulite e una sensibilità che guarda anche alla moda degli anni Settanta.

Gonne lunghe.

Silhouette fluide.

Vita definita.

Maniche ampie.

Volumi controllati.

Tutto sembra muoversi con naturalezza.

Non c'è bisogno di eccessi per catturare lo sguardo.

È una moda che sembra sussurrare anziché gridare.

E proprio per questo riesce a lasciare il segno.

Nina Tsiklauri  già  protagonista della GX Fashion Week anche nelle precedenti edizioni, ricerca una moda sartoriale, contemporanea e fortemente legata alla costruzione dell'abito. 

La sua passerella diventa così un momento di equilibrio.

Dopo il mito di Muça e l'identità di Perrera, UNIQUE porta in scena la misura.

Una femminilità elegante, consapevole, sofisticata.

Una donna che non ha bisogno di dimostrare nulla.

Le basta camminare.

NICTEEL BY OWANA LIMA: TRA PASSATO E FUTURO

E poi arriva l'ultima voce di questo viaggio.

Nicteel by Owana Lima.

Designer guatemalteca e fondatrice di Nicteel, Owana Lima porta con sé una storia che attraversa culture e continenti: la sua formazione tra Milano, Parigi e Miami e il legame con l'artigianato guatemalteco sono elementi centrali della sua ricerca della moda.

La collezione sembra mettere in dialogo due epoche.

Il passato e il futuro.

A unirli c'è un elemento ricorrente: il sole.

E poi il pizzo.

I veli.

Il bianco.

L'avorio.

I colori costruiscono una luminosità raffinata, quasi eterea, mentre i volumi importanti trasformano gli abiti in vere presenze sceniche.

Alcune silhouette ricordano la dimensione di un abito da sposa contemporaneo, ma senza cadere nella convenzione.

E poi arriva lei.

La grande fibbia dorata.

Un elemento quasi gioiello che interrompe la continuità del bianco e diventa un punto di luce, un dettaglio capace di cambiare completamente la percezione dell'abito.

Romanticismo.

Teatralità.

Sensualità.

Tre linguaggi che si incontrano senza annullarsi.

E ancora una volta la moda dimostra di poter essere racconto.

GENTIANA DERVISHI: GUARDARE OLTRE

Dietro tutto questo c'è una donna che della visione ha fatto una missione: Gentiana Dervishi, anima e figura di riferimento della GX Fashion Week.

 Ideatrice, organizzatrice e titolare del progetto GX, oltre che presidente di APS Showteam. La sua idea di moda è fatta di un'esperienza capace di mettere insieme creatività, culture differenti e ricerca estetica. 

E forse c'è una parola che più di tutte può raccontare il suo modo di costruire questi appuntamenti:

oltre.

Guardare oltre ciò che appare.

Oltre ciò che sembra possibile.

Oltre i confini conosciuti.

Oltre quella linea sottile che spesso separa un'idea da un sogno realizzato.

Perché andare oltre non è sempre semplice.

Oltre non è un posto per tutti.

È un territorio nel quale bisogna avere il coraggio di entrare senza sapere esattamente cosa ci sarà dall'altra parte.

Ed è proprio questo coraggio che ieri sera sembrava attraversare la passerella.

Gentyana Dervishi ha costruito nel tempo una manifestazione che porta a Milano designer provenienti da percorsi e culture differenti, creando un dialogo tra tradizione e sartorialità.

E ieri, davanti a quegli abiti, si è vista soprattutto una cosa:

l'anima.

Non soltanto quella degli stilisti.

Anche quella di chi ha lavorato dietro le quinte, di chi ha costruito ogni uscita, di chi ha trasformato il portico del Palazzo Giureconsulti  in una passerella, di chi ha creduto che la moda potesse ancora emozionare.

ALESSIO MARRARI, LA VOCE CHE ACCOMPAGNA IL VIAGGIO

A guidare il pubblico attraverso questa esperienza è stato Alessio Marrari, presenza ormai legata alla GX Fashion Week e alla comunicazione dell'evento.

Blogger, comunicatore, podcaster e conduttore radiofonico, Marrari ha accompagnato le collezioni trasformando la passerella in un racconto. 

Ieri sera il suo compito non era semplicemente presentare.

Era dare una voce agli abiti.

Perché un vestito può essere bellissimo.

Ma quando qualcuno riesce a raccontarne l'anima, allora quella bellezza arriva ancora più lontano.

E ALLA FINE RIMANE LA DOMANDA

Quando l'ultima modella lascia la passerella, quando le luci iniziano lentamente ad abbassarsi e il pubblico torna alla realtà di Milano, resta quella domanda con cui tutto era cominciato.

Che cos'è la bellezza?

Forse ieri sera la GX Fashion Week non ha voluto dare una risposta definitiva.

Forse ha fatto qualcosa di molto più interessante.

Ha invitato ciascuno a cercare la propria.

Perché la bellezza può essere una gonna che sembra un fiore.

Può essere un copricapo che trasforma una donna in una creatura mitologica.

Può essere un tricolore che fa alzare in piedi un'intera sala.

Può essere una silhouette anni Settanta riportata nel presente.

Può essere un velo bianco attraversato dalla luce dorata di una fibbia.

Può essere il coraggio di una stilista che porta sulla passerella la propria cultura.

Può essere la mano di chi cuce.

La voce di chi racconta.

Lo sguardo di chi osserva.

L'emozione di chi, per qualche minuto, dimentica tutto il resto.

Ma soprattutto può essere il modo in cui scegliamo di guardarci.

Prima con i nostri occhi.

Poi con quelli degli altri.

Perché forse la vera rivoluzione della bellezza comincia proprio quando smettiamo di chiedere al mondo se siamo belli e iniziamo, semplicemente, a riconoscere ciò che di bello abbiamo dentro.

E ieri, al Palazzo Giureconsulti, a due passi dal Duomo di Milano, la GX Fashion Week non ha fatto soltanto sfilare degli abiti.

Ha fatto sfilare delle visioni.

E in quelle visioni, per una sera, Milano ha potuto guardare oltre.

Oltre gli occhi.
Oltre le apparenze.
Oltre la moda.

Fino ad arrivare, finalmente, all'anima.

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