“Lucifer”: il grido di libertà di Alice Stocchino che trasforma le fragilità in forza
di Luisa Procopio
C'è una
musica che si ascolta.
E poi c'è una musica che si sente addosso, come un brivido lungo la pelle, come
una verità che arriva senza chiedere permesso. È esattamente quello che accade
con "Lucifer", il nuovo singolo di Alice Stocchino, disponibile dall'8
maggio in radio e in digitale. Un brano che non cerca scorciatoie, che non
rincorre la perfezione e che, proprio per questo, colpisce dritto al cuore.

Alice Stocchino non è un'artista che ha paura di mostrarsi. La sua musica nasce da dentro, dalle ferite, dalle paure, dai pensieri più nascosti. "Lucifer" è il manifesto di chi ha smesso di fingere, di chi ha deciso di guardarsi allo specchio senza più abbassare lo sguardo. Un pezzo grintoso, intenso, carico di energia rock e di immagini potenti, che racconta una battaglia silenziosa che appartiene a tutti: quella contro le maschere che indossiamo per essere accettati.
Non è un caso che il brano venga definito il sequel di "Masquerade". Se lì il tema era la maschera, qui arriva il momento della verità. Alice mette al centro tutto ciò che normalmente si tenta di nascondere: le insicurezze, la rabbia, i difetti, i lati oscuri dell'anima. E lo fa con una sincerità rara, quasi disarmante.
Il messaggio è forte: non possiamo cancellare ciò che siamo. Possiamo solo imparare a conoscerlo, accettarlo e trasformarlo in forza.
Ed è forse proprio questa autenticità a rendere Alice Stocchino una delle voci più interessanti del panorama emergente rock italiano. In un'epoca in cui tutto sembra costruito per apparire perfetto, lei sceglie la verità. Anche quando fa male.

Romana, cantautrice e bassista, Alice cresce in una famiglia di musicisti dove le note fanno parte della quotidianità. Dai grandi classici come Mozart e Beethoven fino ai Queen e ai Pink Floyd, la musica entra nella sua vita fin da bambina, diventando presto un linguaggio naturale. A soli sei anni inizia a cantare e a scrivere i suoi primi brani. C'è già, in quella bambina, il bisogno di raccontarsi attraverso le emozioni.
Poi arrivano lo studio del pianoforte, il basso, il rock, il metal e quell'immaginario fantasy che ancora oggi caratterizza molte delle sue canzoni. Nei suoi testi convivono mondi diversi: realtà e immaginazione, dolore e forza, oscurità e rinascita.
La sua gavetta è fatta di palco vero, di locali storici, di chilometri, di esperienze vissute una nota dopo l'altra. Con la band tutta al femminile Le Töm-te si esibisce nei più importanti live club romani come il CrossRoads e la Locanda Blues, portando sul palco un'energia travolgente. Per tre anni consecutivi vola anche in Francia, ospite del Festival della Musica di Châtenay-Malabry, mentre nel 2019 raggiunge le semifinali di Sanremo Rock.
Ma il viaggio artistico di Alice non si ferma mai.
Nel 2018 arriva persino in Giappone, a Niigata, per rappresentare l'Italia con "Bambino", brano interamente scritto e composto da lei. Un'esperienza che segna profondamente il suo percorso e che conferma la capacità della sua musica di parlare un linguaggio universale.
Parallelamente vive anche il mondo del teatro musicale come cantante e attrice nel Macbeth Opera Rock, dimostrando una presenza scenica intensa e magnetica. E ancora, il ruolo di bassista turnista per I Dei Degli Olimpo, fino alla partecipazione al Premio De André nel 2020, dove accompagna Alice Clarini conquistando il prestigioso "Premio Repubblica".
Ogni esperienza aggiunge un tassello alla sua identità artistica. Ma ciò che colpisce davvero è che, nonostante il percorso ricco di collaborazioni e successi, Alice non perde mai il contatto con la parte più autentica di sé.
Negli ultimi anni il suo percorso discografico è diventato sempre più intenso e personale. Da "Guardami" a "Bevi", passando per "Squame", "Cuore di ghiaccio", "Tu", "Castello di sabbia", fino ai più recenti "Bianco e Nero" e "Stato d'allerta", ogni brano sembra rappresentare una pagina di diario trasformata in musica.
Con "Bambino" affronta il tema della pace. Con "Bianco e Nero" parla della superficialità con cui troppo spesso giudichiamo gli altri. Con "Stato d'allerta" invita invece all'introspezione. E ora con "Lucifer" arriva forse al punto più profondo del suo viaggio: l'accettazione di sé.
Non quella
patinata dei social.
Non quella costruita per piacere agli altri.
Ma quella vera, difficile, fatta di luce e ombra.
Alice Stocchino canta per chi si è sentito sbagliato almeno una volta nella vita. Per chi combatte con le proprie fragilità. Per chi si nasconde dietro una maschera per paura di non essere abbastanza. E nel farlo riesce in qualcosa di raro: trasformare il dolore in connessione.
Ascoltare "Lucifer" significa entrare in un universo emotivo potente, dove il rock diventa liberazione e ogni parola sembra voler abbattere un muro interiore. Non è soltanto una canzone. È uno specchio. È una presa di coscienza. È un invito a smettere di rincorrere la perfezione per iniziare finalmente ad essere veri.
E forse è proprio questo il potere più grande della musica di Alice Stocchino: ricordarci che i nostri "mostri" non sono qualcosa da nascondere, ma parti di noi da comprendere. Perché, in fondo, è nelle crepe che entra la verità.