MANHATTAN PROJECT, QUARANT’ANNI E UN SOLO VIAGGIO: QUANDO IL PASSATO TORNA A SUONARE NEL FUTURO

04.10.2026

di Luisa Procopio

Ci sono incontri che sembrano semplicemente interviste e altri che, invece, diventano piccoli viaggi nel tempo. Quello vissuto ieri negli studi di Spazio Smile con i Manhattan Project è stato proprio questo: un viaggio lungo quarant'anni, partito da Milano nel 1986 e arrivato fino al 2026, attraversando la storia dell'Italo-Disco, i sintetizzatori analogici, le dancefloor europee, i ricordi, la nostalgia e la voglia, ancora intatta, di guardare avanti.

Ai microfoni di SPAZIO SMILE, i Manhattan Project non hanno semplicemente raccontato la loro musica. Hanno raccontato una parte della loro vita.

E forse è proprio questa la cosa più bella che può accadere quando un artista si mette davanti a un microfono: per qualche minuto il tempo si ferma e le canzoni diventano fotografie.

Milano, 1986: quando il futuro aveva il suono dei sintetizzatori

Per comprendere i Manhattan Project bisogna tornare indietro, a quella Milano degli anni Ottanta in cui la musica elettronica stava conquistando nuovi territori e l'Italo-Disco cominciava a far ballare l'Europa.

C'erano le macchine analogiche, i suoni elettronici, le intuizioni, la voglia di sperimentare.

E c'erano loro.

Rikk Maggese, con le sue intuizioni, e Andrea Majocchi, con gli arrangiamenti synth, costruivano un'identità sonora capace di guardare oltre i confini italiani. Un sound nato in un'epoca precisa, ma destinato a non rimanere prigioniero di quegli anni.

Durante l'intervista, quei ricordi sono tornati a galla con la forza della nostalgia.

Non una nostalgia triste, ma quella particolare nostalgia che arriva quando ci si volta indietro e ci si accorge di quanta strada è stata percorsa.

Le parole hanno riportato alla mente studi, strumenti, atmosfere, serate, palchi e soprattutto quella sensazione irripetibile di trovarsi dentro qualcosa che stava cambiando.

La musica elettronica era il futuro.

E loro quel futuro lo stavano già vivendo.

Quarant'anni dopo, il viaggio non è finito

La cosa sorprendente è che, a distanza di quattro decenni, quella storia non è diventata un semplice ricordo da conservare in una teca.

I Manhattan Project sono tornati.

E lo hanno fatto senza cercare di imitare se stessi.

Il 2026 diventa così un nuovo punto di partenza.

Il passato incontra il presente e nasce un progetto che guarda decisamente avanti: il nuovo EP in vinile "Dirty Data / Technology Code", un oggetto musicale che racchiude memoria e contemporaneità, tradizione elettronica e nuove suggestioni synth-pop.

E poi c'è una nuova voce.

Quella di SASTRA, magnetica, energica, contemporanea, capace di dare una nuova dimensione alle sonorità del progetto.

È qui che il cerchio si chiude.

O forse, più semplicemente, ricomincia.

Perché il bello della musica è proprio questo: non conosce davvero la parola fine.

Il vinile rosa e quella voglia di stupire ancora

Durante il racconto è emersa anche l'immagine di quel vinile Rosa Cristallo, quasi un oggetto proveniente da un futuro immaginato negli anni Ottanta.

Un dettaglio che racconta perfettamente lo spirito dei Manhattan Project: prendere ciò che appartiene alla memoria e trasformarlo in qualcosa di nuovo, sorprendente, quasi visionario.

Se nel 1986 qualcuno avesse detto loro che quarant'anni dopo sarebbero tornati con un progetto capace di incontrare il mondo del cartoon, l'estetica futuristica, il vinile e il synth-pop contemporaneo, forse avrebbero sorriso.

O forse no.

Perché, ascoltandoli, viene da pensare che una parte di loro quel futuro lo avesse già immaginato.

Dalla memoria al futuro, passando per Spazio Smile

Ieri, negli studi di Spazio Smile, il racconto è diventato particolarmente emozionante proprio perché accanto ai progetti futuri c'era la memoria.

Ci sono stati i ricordi di ieri e le prospettive di domani.

Il passato non è stato raccontato come qualcosa da rimpiangere, ma come una radice dalla quale continuare a crescere.

Ed è forse questa la lezione più bella emersa dall'incontro: non bisogna avere paura del tempo.

Il tempo cambia le tecnologie, cambia i gusti, cambia i palchi e cambia persino il modo in cui ascoltiamo la musica. Ma se alla base esiste una vera identità artistica, quella rimane.

Può cambiare forma.

Può vestirsi di nuovi suoni.

Può incontrare nuove generazioni.

Ma non scompare.

E il viaggio continua

Il nuovo capitolo dei Manhattan Project è già partito.

Dopo le registrazioni televisive a GO TV per "Cuore Batticuore", il progetto ha continuato il suo percorso con nuovi appuntamenti e nuove contaminazioni, fino all'atteso evento del 2 ottobre al Pineta Milano.

Un'altra tappa di una storia che, dopo quarant'anni, sembra avere ancora moltissime pagine da scrivere.

E forse è proprio questo il segreto dei Manhattan Project: non essere rimasti fermi nel 1986.

Hanno portato con sé il 1986.

Lo hanno custodito, rielaborato, trasformato.

E poi lo hanno proiettato nel futuro.

Ieri, davanti ai microfoni di Spazio Smile, quella storia è diventata racconto, memoria, sorrisi e soprattutto emozione. Una conversazione nella quale si è percepito quanto sia forte il legame con le proprie origini e, allo stesso tempo, quanto sia grande la voglia di continuare a sorprendere.

Perché quarant'anni possono sembrare un'eternità.

Ma quando una canzone continua a vivere, quando un sintetizzatore torna ad accendersi, quando una nuova voce incontra una vecchia anima musicale, il tempo improvvisamente smette di contare.

E allora abbassiamo la puntina, lasciamo partire il disco e prepariamoci a viaggiare ancora.

Perché la storia dei Manhattan Project non appartiene soltanto al passato.

È una storia che, proprio adesso, sta ricominciando a suonare.

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