MATER, QUANDO LA MUSICA SMETTE DI NASCONDERSI: “ADOLESCENTI” È IL GRIDO DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA
di Luisa Procopio
Ci sono canzoni che nascono per raccontare una storia e altre che sembrano nascere perché quella storia, prima o poi, deve essere detta. "Adolescenti", il nuovo singolo dei MATER, appartiene alla seconda categoria. È un brano che arriva con la forza di qualcosa che non può più essere trattenuto, una corsa sonora dentro il dolore, la rabbia, la disillusione e la necessità di guardare il presente senza più protezioni.
Uscito il 18 settembre, "Adolescenti" rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso della band emiliana e anticipa "Che gioco è", il nuovo EP in uscita il 16 ottobre 2026 per altodischi/Blackcandy Produzioni.
Ma c'è un elemento che rende questo nuovo capitolo particolarmente significativo: per la prima volta i MATER scelgono di scrivere e cantare interamente in italiano.
Una scelta che va ben oltre la lingua.
Dopo anni trascorsi a costruire la propria identità attraverso una scrittura in inglese, la band decide di eliminare quella distanza e di mettere le parole direttamente al centro. L'italiano diventa così uno strumento più immediato, più diretto, ma anche più rischioso. Perché quando si canta nella propria lingua è più difficile nascondersi. Ogni parola arriva più vicino. Ogni frase pesa di più.
I MATER scelgono di farlo senza mezze misure.
"Adolescenti" è un brano veloce, serrato, aggressivo, costruito su una tensione musicale che accompagna perfettamente il contenuto del testo. La batteria, il basso, le chitarre, la voce e i synth si muovono dentro una dimensione quasi febbrile, restituendo l'immagine di un pensiero che corre e non riesce più a fermarsi.

Ma sotto quella rabbia c'è una ferita.
Il brano nasce infatti da una vicenda profondamente personale: il dolore per la perdita dei genitori dell'autore, evocata anche attraverso le loro date di morte. È un elemento intimo, che avrebbe potuto rimanere confinato nella sfera privata e invece diventa il punto di partenza per una riflessione molto più ampia.
È proprio questo passaggio a rendere "Adolescenti" particolarmente intenso.
Il dolore personale incontra quello collettivo. Una perdita individuale si trasforma in una domanda rivolta al presente. La memoria diventa disillusione e la disillusione si trasforma in una rabbia che trova nella musica il proprio spazio naturale.
I MATER guardano così alle promesse che sembrano ripetersi, agli slogan che prendono il posto delle idee, a una ribellione che rischia di diventare soltanto una posa e alle contraddizioni che emergono quando si parla di libertà, diritti e responsabilità.
Non cercano una risposta semplice.
E soprattutto non cercano di addolcire ciò che vogliono raccontare.
«Questo sarà il disco del passaggio all'italiano, quindi vogliamo iniziare con un pezzo come "Adolescenti" che usa la lingua come una zappa: niente fronzoli, poca poesia, impossibile fraintenderci», raccontano i MATER.
È una dichiarazione che fotografa perfettamente l'anima del singolo. Qui la parola non deve decorare la musica: deve colpire. Deve arrivare al punto. Deve dire ciò che spesso viene lasciato in sospeso.
E il titolo, "Adolescenti", assume così un significato che va oltre l'età.
È una condizione emotiva, forse persino generazionale: quella di chi continua a interrogarsi, di chi non accetta facilmente le risposte preconfezionate, di chi sente ancora il bisogno di reagire davanti alle contraddizioni.
Una condizione che può accompagnare anche gli adulti quando si trovano a fare i conti con un mondo che non corrisponde più alle aspettative.
La band parla di una reazione «stanca e nervosissima», nata dall'esasperazione di chi sente di aver già visto troppe volte la stessa storia ripetersi. Ed è proprio questa stanchezza, più ancora della rabbia, a dare profondità al brano.
Perché non è la rabbia di chi scopre per la prima volta una delusione.
È quella di chi ha accumulato esperienze, perdite, domande e contraddizioni e a un certo punto decide di trasformarle in musica.
Da qui nasce anche "Che gioco è?", la domanda che dà il titolo al nuovo EP.
Sei tracce attraversate da temi come perdita, abbandono e disillusione, unite dall'interrogativo sul mondo nel quale viviamo e sulle regole che lo governano. Una domanda che non pretende di avere una risposta immediata, ma che accompagna l'intero progetto.
Il nuovo EP è anche il primo lavoro realizzato con l'attuale formazione dei MATER: Riccardo Fedrigo alla voce e synth, Alessandro Donegà alla chitarra, Lorenzo Zanoni al basso e Marco Mancin alla batteria.
Quattro musicisti che arrivano a questo appuntamento dopo un percorso iniziato a Bologna nel 2019 e cresciuto attraverso due EP, "Not This Time" nel 2022 e "Vear" nel 2023, e una intensa attività dal vivo.
Nel corso degli anni i MATER hanno condiviso il palco con artisti come Morgan, Frankie hi-nrg mc, Paolo Benvegnù, Massimo Zamboni e Meganoidi, costruendo proprio attraverso l'esperienza live una parte importante della propria identità.
Il palco è stato anche il luogo nel quale la band ha attraversato i cambiamenti di formazione fino ad arrivare all'attuale equilibrio.
Ed è da questo nuovo equilibrio che nasce "Che gioco è".
Registrato, mixato e masterizzato da Federico Viola all'Animal House Studio di Ferrara, il disco sceglie un approccio più fisico e immediato. Meno costruzioni, più dinamica. Più spazio all'interazione tra i quattro musicisti, alle armonie vocali e alla forza dell'esecuzione.
Il risultato è un progetto che sembra voler riportare la musica alla sua dimensione più istintiva: quella di quattro persone che suonano insieme e trasformano ciò che hanno vissuto in qualcosa che possa essere condiviso.
Ed è forse questa la vera forza di "Adolescenti".
Non racconta soltanto la rabbia.
Racconta ciò che c'è prima della rabbia: il dolore, la perdita, la stanchezza, la sensazione di non riconoscersi più nelle risposte che arrivano dall'esterno.
E racconta anche la scelta di reagire.
Per i MATER, passare all'italiano significa mettersi maggiormente a nudo. Significa affidare alla propria lingua madre pensieri che non possono più essere protetti dalla distanza. Significa accettare che ogni parola possa arrivare più vicino a chi ascolta.
"Adolescenti" diventa così il primo capitolo di una nuova storia.
Una storia fatta di chitarre, ritmo, parole e domande.
Una storia che parte da una perdita personale e finisce per parlare a chiunque abbia provato almeno una volta la sensazione di guardarsi intorno e chiedersi: "Che gioco è?"
E forse è proprio qui che la musica dei MATER trova il suo punto più autentico.
Non nel dare risposte.
Ma nel trasformare le domande in suono.
Nel trasformare una ferita in una canzone.
Nel prendere tutto ciò che fa male, tutto ciò che fa arrabbiare, tutto ciò che non trova spiegazione e portarlo davanti a un microfono.
Perché "Adolescenti" non chiede semplicemente di essere ascoltata.
Chiede di essere attraversata.
E quando le ultime note si spengono, resta quella domanda.
Una domanda semplice, scomoda, inevitabile.
Che gioco è?