“Oltre il muro, dentro l’infinito: il viaggio emotivo di Zak tra nostalgia, libertà e vertigine”

30.04.2026

di Luisa Procopio

C'è un momento, raro e prezioso, in cui una canzone non si limita a essere ascoltata: ti attraversa. Ti prende per mano e ti porta altrove, in un luogo che non sapevi di avere dentro. È esattamente ciò che accade con "Come se fossi qui", il nuovo singolo di Zak, in rotazione radiofonica dal 10 aprile, insieme all'uscita del suo nuovo album "Lo spazio infinito per me". Un progetto che non si limita a raccontare storie, ma costruisce mondi interiori, sospesi tra memoria e desiderio, tra perdita e scoperta.

Il brano è una scarica punk-rock densa di emozione, un battito accelerato che non concede tregua. Ma sotto la superficie graffiante si nasconde una riflessione più profonda: l'ispirazione nasce dalla caduta del Caduta del Muro di Berlino, trasformata in una metafora potente e universale. Non si parla solo di confini geografici, ma di distanze emotive, di legami spezzati che continuano a vivere nelle crepe del tempo. È il racconto di un ricongiungimento impossibile, di un amore che resiste anche quando tutto è crollato.

Zak non addolcisce la realtà, la espone. Le sue parole scorrono veloci, inseguendo un ritmo frenetico che sembra riflettere il caos dei sentimenti. "Certi amori sono come il Muro di Berlino: crollano e così lasciano?" si chiede. E in quella domanda c'è tutto: il dubbio, la nostalgia, la libertà. Il brano diventa così un inno generazionale, crudo e sincero, per chi cerca verità tra le macerie di ciò che è stato.

Ma "Come se fossi qui" è solo una porta d'ingresso. Dietro si apre un universo più ampio: "Lo spazio infinito per me", un album che sfugge alle definizioni e si muove su coordinate emotive piuttosto che geografiche. Non è uno spazio misurabile, non è fatto di numeri o galassie lontane. È una sensazione, una vertigine. Quella che si prova quando si smette di guardare a terra e si realizza che il cielo non è un limite, ma un abisso.

L'intero progetto sembra dialogare con il pensiero di Immanuel Kant, in particolare con quella tensione tra il cielo stellato e la legge morale dentro di noi. Zak trasforma questa idea filosofica in musica, costruendo un viaggio che oscilla tra il Sublime e l'Ignoto. Non c'è una direzione precisa, non ci sono risposte da trovare. C'è solo il movimento, il bisogno di partire.

L'immaginario evocato richiama atmosfere cinematografiche profonde e silenziose, come quelle di Interstellar. Spazi infiniti, sospesi, in cui il tempo si dilata e l'essere umano si confronta con la propria piccolezza. Eppure, proprio in quella fragilità si nasconde una forza straordinaria: il desiderio di esplorare, di andare oltre, di non fermarsi.

Zak lo racconta con lucidità: il suo spazio non è quello degli scienziati o dei film, ma un luogo interiore, un'emozione in continua espansione. Non importa la destinazione, perché il senso è tutto nel viaggio. È un invito a lasciarsi andare, a chiudere il casco, indossare gli auricolari e permettere al silenzio di trasformarsi in musica.

L'album si sviluppa come una mappa emotiva, composta da dodici tracce che rappresentano altrettante tappe di questo percorso. Da "Carnevale" a "Mia", passando per titoli evocativi come "8 minuti", "Piombo" e "2 grammi d'amore", ogni brano aggiunge un tassello a un racconto più grande. Non c'è linearità, ma coerenza: ogni pezzo contribuisce a costruire un'identità sonora riconoscibile, fatta di contrasti e contaminazioni.

Le radici di Zak affondano nel cantautorato italiano, ma il suo sguardo è aperto, curioso. Le influenze spaziano, abbracciando sonorità che richiamano gli anni '80 e artisti iconici come David Bowie e Lou Reed. Da loro eredita quella capacità di muoversi tra generi, di unire l'urgenza del punk alla sensibilità del pop, senza mai perdere autenticità.

La sua storia personale contribuisce a rendere questo progetto ancora più significativo. Nato a Brescia e cresciuto sul Lago di Garda, Zak si avvicina alla musica fin da bambino. A dieci anni imbraccia la prima chitarra, e da lì inizia un percorso che lo porterà a fondare band, sperimentare, evolversi. Dopo anni di esperienze collettive, nel 2023 sceglie la strada solista, dando voce a una nuova fase artistica più intima e consapevole.

"Lo spazio infinito per me" non è solo un album: è una dichiarazione di intenti. È la prova che la musica può ancora essere un luogo di esplorazione, un mezzo per interrogarsi e per sentire. In un tempo in cui tutto corre veloce, Zak invita a fermarsi — non per restare immobili, ma per partire davvero.

E forse è proprio questo il cuore del suo messaggio: non serve sapere dove si sta andando. Serve solo il coraggio di lasciare ciò che è familiare e attraversare l'ignoto. Perché è lì, tra le stelle e le crepe del passato, che si nasconde qualcosa di autentico. Qualcosa che, per un istante, può farci sentire come se fossimo davvero lì.

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