Pietruccio Montalbetti: quando la musica diventa memoria, amicizia e vita
di Luisa Procopio
Ci sono storie che non appartengono solo a chi le ha vissute. Storie che, con il passare del tempo, diventano parte della memoria collettiva, colonne sonore invisibili che accompagnano generazioni intere. La storia di Pietruccio Montalbetti, storico chitarrista e fondatore dei Dik Dik, è una di quelle.
Non è soltanto il racconto di una carriera musicale. È il viaggio di un ragazzo che, negli anni in cui l'Italia stava cambiando volto, ha deciso di inseguire una passione con ostinazione, con curiosità e con quella leggerezza piena di sogni che solo la giovinezza sa regalare.
Oggi Pietruccio racconta quel percorso nel libro Storia di due amici e dei Dik Dik, un racconto che è allo stesso tempo autobiografia, memoria musicale e tributo a un'amicizia destinata a lasciare un segno indelebile nella storia della musica italiana: quella con Lucio Battisti.

Quando tutto era ancora da inventare
Per capire davvero questa storia bisogna tornare indietro nel tempo, in una Milano che non era ancora la metropoli frenetica di oggi. Una città popolare, viva, piena di ragazzi che cercavano il proprio posto nel mondo.
In quegli anni bastava una chitarra, qualche accordo imparato ascoltando i dischi arrivati dall'America e una voglia incontenibile di suonare. Non c'erano grandi strategie, né programmi perfetti. C'era solo il desiderio di salire su un palco, ovunque fosse.
Così nascono i primi sogni di Pietruccio e dei suoi compagni di avventura.
Le prove si fanno nelle sale parrocchiali, gli amplificatori spesso gracchiano, gli strumenti sono pochi e preziosi. Eppure nessuno sembra accorgersene davvero. Quello che conta è la musica. Quello che conta è l'energia di quei momenti condivisi.
Le serate passano tra prove infinite, concerti improvvisati e viaggi improbabili su piccole utilitarie cariche di strumenti fino al tetto. Si parte per suonare in qualche balera di provincia o in un locale che ha deciso di dare spazio a quei ragazzi pieni di entusiasmo.
È un'epoca in cui ogni occasione sembra un'opportunità. In cui ogni palco, anche il più piccolo, può diventare il punto di partenza di qualcosa di grande.
L'incontro che cambia tutto
Tra gli episodi più emozionanti raccontati da Pietruccio c'è l'incontro con un giovane musicista che allora era ancora lontano dal diventare il mito che tutti avrebbero conosciuto: Lucio Battisti.
Il loro incontro avviene quasi per caso, come spesso succede nelle storie destinate a lasciare un segno.
Battisti porta con sé alcune canzoni. Alcune sono acerbe, altre già sorprendenti. Chiede un parere, con quella timidezza che lo accompagnerà sempre. Pietruccio ascolta con attenzione e rimane colpito da una di quelle melodie.
È una decisione semplice, spontanea, presa quasi d'istinto: quella canzone entrerà nel repertorio dei Dik Dik. Il brano si intitola Se rimani con me.
In quel momento nessuno può immaginare che quel ragazzo riservato diventerà uno dei più grandi innovatori della musica italiana. Ma l'intesa tra i due nasce subito. Non è solo musicale. È soprattutto umana.
Tra Pietruccio e Lucio cresce un'amicizia autentica, fatta di rispetto, fiducia e complicità. Un rapporto che nasce prima della fama, quando tutto era ancora fragile e pieno di possibilità.

La voce di una generazione
Nel frattempo i Dik Dik cominciano a costruire il loro percorso. E lentamente arrivano anche i primi successi.
Canzoni come Sognando la California, Il vento, Senza luce, Il primo giorno di primavera e L'isola di Wight diventano molto più di semplici brani da classifica. Diventano la colonna sonora di un'epoca.
Sono gli anni in cui i giovani iniziano a guardare il mondo con occhi nuovi. Anni di cambiamenti culturali, di sogni di libertà, di viaggi interiori e rivoluzioni personali.
La musica diventa il linguaggio perfetto per raccontare tutto questo.
E i Dik Dik, con il loro stile riconoscibile e le loro melodie intense, riescono a intercettare quello spirito del tempo. Le loro canzoni parlano di emozioni universali: l'amore, la nostalgia, il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo.
Ancora oggi, quando quelle note tornano alla radio, basta pochi secondi per essere trasportati indietro nel tempo.
Una vita fatta di musica e incontri
La carriera di Pietruccio non si è fermata alla dimensione musicale. Nel corso degli anni ha coltivato molte altre passioni: la scrittura, il viaggio, la scoperta di culture diverse.
Il mondo è diventato un luogo da esplorare con lo stesso spirito con cui da ragazzo esplorava le possibilità della musica. Dall'America Latina all'Asia, dall'Africa alle Galápagos, ogni viaggio è diventato un'occasione per conoscere nuove storie e nuove prospettive.
Questa curiosità verso il mondo si riflette anche nei suoi libri, in cui spesso realtà e memoria si intrecciano.
Il valore dei ricordi
Con Storia di due amici e dei Dik Dik, Pietruccio Montalbetti non si limita a raccontare il passato. Fa qualcosa di più prezioso: restituisce il sapore di un'epoca.
Un tempo in cui la musica nasceva tra amicizie sincere, prove infinite e sogni condivisi. Un tempo in cui ogni canzone era prima di tutto un'emozione.
Le pagine del libro scorrono tra aneddoti divertenti, momenti commoventi e piccoli episodi che rivelano quanto la vita sia fatta spesso di incontri casuali e decisioni prese d'istinto.
E forse è proprio questo il cuore della storia: ricordarci che dietro ogni grande canzone, dietro ogni mito della musica, ci sono sempre persone vere. Persone con le loro paure, i loro entusiasmi, le loro amicizie.
Pietruccio Montalbetti, con il suo racconto sincero e appassionato, ci invita a tornare per un momento in quel tempo lontano. Un tempo in cui bastava una chitarra, un gruppo di amici e una melodia per immaginare il futuro.
E ascoltando quelle storie, viene spontaneo pensare che quel sogno, in fondo, non sia mai finito davvero.