Quando il ‘Tutto Ok’ nasconde verità: il nuovo album dei SIDE74 tra crepe e rinascita

20.02.2026

di Luisa Procopio

Nel momento in cui diciamo "tutto ok", spesso stiamo scegliendo la scorciatoia. Una risposta rapida, educata, che evita spiegazioni. Ma cosa succede quando dietro quelle due parole si nasconde un mondo intero fatto di crepe, silenzi, distanze e ripartenze? È da questa frattura sottile che nasce il nuovo capitolo dei SIDE74, una band che negli anni ha imparato a trasformare le cicatrici in canzoni.

Il loro nuovo album non è solo una raccolta di brani: è un passaggio di stato. È il suono di qualcosa che si rompe e, invece di essere nascosto, viene mostrato con onestà. Dopo più di un decennio di strada, palchi condivisi, cambi di direzione e momenti di incertezza, i SIDE74 scelgono di non indossare più maschere. E lo fanno con una scrittura diretta, concreta, che non cerca metafore complicate per dire ciò che fa male.

Chi li segue dagli inizi ricorda l'energia punk-rock delle prime produzioni, l'urgenza espressiva degli esordi, le influenze internazionali. Poi è arrivato il passaggio all'italiano, una scelta che non è stata solo linguistica ma identitaria. Cantare nella propria lingua significa esporsi di più, togliere filtri, lasciare che le parole arrivino dritte. È un salto che richiede coraggio, perché non puoi più nasconderti dietro il suono: il significato diventa protagonista.

In questo nuovo lavoro, la band sembra aver trovato una maturità diversa. Non è l'entusiasmo ingenuo degli inizi, né la rabbia pura delle prime chitarre distorte. È qualcosa di più stratificato: consapevolezza. Le canzoni parlano di relazioni che cambiano forma, di sogni condivisi che a un certo punto prendono strade diverse, di notti che diventano rifugio quando il giorno pesa troppo. C'è spazio per la fragilità, ma non per il vittimismo. C'è malinconia, ma anche una sorprendente gratitudine.

Il singolo che accompagna l'uscita del disco, "Stronza Nostalgia", è forse il manifesto emotivo di questo percorso. Il titolo colpisce subito, senza diplomazie. La nostalgia viene chiamata per nome, senza romanticismi. Non è una carezza dolce, è una presenza insistente, quasi fastidiosa. È quella che si siede accanto a te quando meno te lo aspetti, magari mentre guidi da solo lungo una tangenziale illuminata dai fari delle altre auto.

La scena è semplice, quasi cinematografica: una macchina, un sedile vuoto, una strada che continua anche se tu vorresti fermarti. E in quella quotidianità apparentemente banale si concentra un intero universo emotivo. La canzone non parla solo di una persona che non c'è più, ma di una versione di sé stessi che esisteva solo in quel "noi". Quando una storia finisce, non perdi soltanto l'altro: perdi anche ciò che eri insieme a lui o a lei.

I SIDE74 riescono a raccontare questo passaggio con una scrittura asciutta, capace di arrivare dritta senza appesantirsi. Non c'è bisogno di effetti speciali quando le parole sono vere. Ed è forse questa la cifra più interessante del disco: la volontà di non dimostrare nulla, se non la propria autenticità.

Dietro queste nuove canzoni c'è anche un percorso umano non indifferente. Negli ultimi anni la band ha attraversato cambiamenti importanti, salutato compagni di viaggio, messo in discussione scelte e direzioni artistiche. Invece di cedere alla stanchezza, ha scelto di fermarsi, guardarsi dentro e ripartire dall'essenziale. Le canzoni, prima di tutto. Il bisogno di raccontare qualcosa che abbia senso, per sé e per chi ascolta.

La collaborazione con nuove figure professionali ha dato ulteriore spinta a questo processo, ma il cuore resta quello di sempre: quattro musicisti che credono nel potere di un ritornello cantato a squarciagola sotto un palco, di una strofa che riesce a descrivere esattamente quello che stai provando ma non sapevi spiegare.

Ascoltando il disco si percepisce una tensione continua tra leggerezza e peso. Da una parte il desiderio di scrollarsi di dosso le aspettative, di tornare a suonare con l'istinto; dall'altra la consapevolezza che crescere significa anche accettare che non tutto si sistema con un sorriso. È in questo equilibrio precario che il progetto trova la sua forza.

Non ci sono risposte preconfezionate nei brani dei SIDE74. Nessuna morale finale, nessuna frase motivazionale da stampare su una maglietta. C'è piuttosto un invito implicito: smettere di fingere. Ammettere che a volte non è "tutto ok" è già un atto rivoluzionario. È il primo passo per costruire qualcosa di più autentico, dentro e fuori.

E forse è proprio questo che rende l'album così coinvolgente. Non parla solo della band, ma di chiunque abbia risposto "va tutto bene" mentre dentro sentiva il contrario. Parla di amicizie nate attorno a un sogno e poi cambiate col tempo. Di quella strana combinazione di rabbia e amore che resta quando una storia finisce. Di quel senso di gratitudine per chi, nonostante tutto, è rimasto seduto accanto a te.

Dopo oltre dieci anni di percorso, i SIDE74 non suonano come una band che cerca conferme. Suonano come una band che ha accettato le proprie crepe e ha deciso di farle diventare parte del disegno. E in un'epoca in cui tutto deve sembrare perfetto, questa scelta è forse la loro dichiarazione più potente.

Perché forse non va sempre tutto bene. Ma dirlo ad alta voce, trasformarlo in musica e condividerlo con chi ascolta, può fare la differenza. E in quelle crepe, improvvisamente, può entrare luce.