Quando l’originalità smette di essere una posa e diventa verità

05.02.2026

di Luisa Procopio

C'è una differenza sottile, ma decisiva, tra apparire e essere. Tra mostrarsi originali e vivere davvero la propria unicità. È in questo spazio fragile e potentissimo che si muove la musica dei WHITEMORE, un progetto che non nasce per stupire, ma per raccontare. E proprio per questo colpisce.

I WHITEMORE sono Miriam Santangelo e Riccardo Riccio, due artisti che portano con sé un percorso solido, fatto di studio, disciplina e passione autentica. Il conservatorio ha dato loro metodo, rigore, consapevolezza tecnica. Ma è stata la strada – fatta di locali, palchi, sperimentazioni e generi diversi – a insegnare loro come parlare davvero alle persone. Il risultato è un sound che non ha bisogno di sovrastrutture: diretto, ballabile, moderno, ma profondamente umano.

WHITEMORE
WHITEMORE

Vengono spesso definiti rappresentanti dell'Ita-Pop, un movimento musicale che prende ispirazione dalle sonorità globali più attuali, come il K-Pop, ma sceglie una direzione precisa: cantare in italiano, raccontare storie riconoscibili, restare fedeli alla propria identità culturale. Nei WHITEMORE, l'Ita-Pop non è una formula, ma un'attitudine. È il desiderio di creare musica che suoni internazionale senza perdere il contatto con la realtà quotidiana.

La loro cifra stilistica è chiara: pop e dance si intrecciano in modo naturale, sostenuti da produzioni fresche e ritmate, capaci di entrare subito in testa. Ma sotto la superficie luminosa c'è sempre un pensiero, una riflessione, un dettaglio emotivo che resta. I WHITEMORE non hanno paura della leggerezza, perché sanno che anche la leggerezza può essere profonda quando è sincera.

Il singolo "A A ORIGINALE" rappresenta perfettamente questo equilibrio. A un primo ascolto sembra un brano ironico, spensierato, costruito come uno scambio scherzoso tra un ragazzo e una ragazza che si prendono in giro. È un gioco di battute, di frecciatine, di definizioni reciproche: "sei originale", "no, lo sei tu". Ma quel termine, ripetuto e apparentemente innocuo, diventa presto il centro del racconto.

Perché cosa significa davvero essere originali oggi?
Viviamo in un tempo in cui l'originalità è quasi un obbligo, una vetrina, un'etichetta da esibire. Tutti cercano di distinguersi, di apparire diversi, spesso adattandosi proprio a ciò che gli altri si aspettano. "A A ORIGINALE" smaschera questo paradosso con intelligenza e ironia. Nei WHITEMORE non c'è cinismo, ma lucidità. Non c'è accusa, ma consapevolezza.

Nel brano, l'"originale" diventa una maschera. Un ruolo che si indossa per stare al gioco, per proteggersi, per sentirsi accettati. È un gioco mentale, come lo definiscono loro stessi. E il vero colpo di scena è proprio lo smascheramento: l'idea che l'originalità, senza verità, sia solo finzione. Che alla fine, forse, la scelta più radicale sia fare semplicemente ciò che ci va, senza giustificazioni.

Musicalmente, il pezzo scorre con naturalezza. Il flow pop-urban è accessibile, il ritmo invita a muoversi, il mood è solare. È una canzone che si presta alle playlist giovani, ai momenti di leggerezza, ai viaggi con i finestrini abbassati. Ma allo stesso tempo lascia qualcosa dentro, una frase che risuona, un pensiero che resta anche quando la musica si abbassa.

Quello che rende i WHITEMORE interessanti non è solo ciò che fanno, ma come lo fanno. Non cercano di insegnare nulla, non pontificano, non si mettono su un piedistallo. Raccontano situazioni comuni, dinamiche di coppia, sarcasmi quotidiani, e lo fanno con un sorriso. Il loro è un invito gentile a vivere con più autenticità, senza prendersi troppo sul serio.

In un panorama musicale spesso diviso tra eccesso di introspezione e superficialità, i WHITEMORE trovano una terza via: quella dell'ironia consapevole. Una musica che fa ballare, ma anche riflettere. Che non ferisce, ma sdrammatizza. Che non cerca di essere diversa a tutti i costi, ma vera.

Forse è proprio questo il loro tratto più distintivo. In un mondo che urla "guardami", i WHITEMORE sussurrano "ascoltami". E in quel sussurro c'è tutta la forza di chi ha capito che l'originalità non è un'etichetta da difendere, ma una conseguenza naturale dell'essere sé stessi.