Quando la musica diventa memoria e desiderio di futuro: “Amanda Lear”, il nuovo singolo dei Fuoricentro
di Luisa Procopio
Ci sono epoche che non smettono mai di parlarci. Tornano nei colori di una fotografia sbiadita, nel suono di una voce, in un gesto di libertà che oggi sembra quasi rivoluzionario. Tempi in cui la creatività era un atto naturale, istintivo, in cui l'arte non aveva paura di osare. È da questo sentire profondo che nasce "Amanda Lear", il nuovo singolo dei Fuoricentro, uscito venerdì 28 novembre in radio e su tutte le piattaforme digitali.

Il brano porta il nome di un'icona che ha attraversato epoche e linguaggi senza mai lasciarsi definire davvero: Amanda Lear. Artista, musa, provocazione vivente. Simbolo di libertà, ironia, leggerezza intelligente. Ma il brano dei Fuoricentro non si limita a celebrarne l'immagine: la evoca come presenza necessaria, come se il mondo di oggi avesse urgente bisogno di essere nuovamente guardato con quello sguardo ironico e disarmante.
Sul fondo risuona la "Milano da bere", stagione controversa e luminosa insieme, quando l'Italia sembrava respirare fiducia e futuro, spinta da sogni collettivi e da una creatività che invadeva musica, arte, moda, pensiero. Oggi quel respiro appare corto. Il presente è gravato da guerre senza senso, da un pianeta che chiede aiuto, da solitudini che crescono silenziose in un mondo paradossalmente sempre connesso. Il rumore dell'urgenza ha soffocato lo spazio dell'immaginazione.
Ed è proprio qui che "Amanda Lear" diventa necessaria. Il brano si muove come una carezza e insieme come un richiamo. È un invito gentile ma deciso a ritrovare leggerezza senza superficialità, ironia senza cinismo, libertà senza paura. Come se quella voce evocata nel titolo potesse tornare a camminare accanto a noi, ricordandoci che l'arte non serve solo a intrattenere, ma anche a far respirare.
«Questo brano rappresenta un focus sui giorni nostri, sul non senso delle guerre e auspica un ritorno a quella serenità di cui l'umanità necessita», racconta Maurizio Camuti, ideatore e anima del progetto Fuoricentro. Un desiderio semplice e insieme enorme: tornare a occuparsi delle vere priorità, di quel "giardino dell'universo" ferito e trascurato dai suoi stessi abitanti.
Dal 2003, i Fuoricentro percorrono una strada coerente e coraggiosa, scegliendo di raccontare attraverso il pop/rock storie che parlano di omofobia, violenza, disuguaglianze, emigrazione, rispetto per il pianeta. Una musica che non rinuncia alla melodia, ma che chiede ascolto, attenzione, consapevolezza.
Con "Amanda Lear", la band compie un gesto ulteriore: guarda indietro non per nostalgia, ma per necessità. Usa la memoria come bussola, come possibilità di rinascita. Non c'è retorica, ma poesia. Non c'è rimpianto sterile, ma il desiderio ostinato di ritrovare uno slancio comune.
In un tempo che sembra aver dimenticato il valore dello stupore, i Fuoricentro ci ricordano che la musica può ancora fare ciò che ha sempre fatto: accendere emozioni, aprire ferite e spiragli, rimettere in movimento il pensiero. E forse, anche solo per la durata di una canzone, farci sentire di nuovo parte di qualcosa che vale la pena salvare.