Quando un “sì” diventa vita: una serata che ha insegnato come l’amore possa continuare oltre ogni addio
di Luisa Procopio
Ci sono serate che si ascoltano. E poi ci sono serate che si vivono, che entrano nel cuore e lasciano un segno destinato a rimanere. Sabato 20 giugno, nella Sala Civica di Piazza Roma a Mariano Comense, non si è parlato soltanto di donazione di organi. Si è parlato di vita, di speranza, di coraggio e di quell'amore immenso che riesce a vincere perfino la morte.
L'evento "Un Dono Cambia la Vita", promosso da Il Giardino di Luca e Viola, AIDO Cantù, AIDO Lombardia e Bea Vive, ha riunito decine di persone in una sala gremita di emozioni, dove ogni testimonianza è stata un invito a riflettere sul valore più prezioso che possediamo: la vita.

Il momento centrale della serata è stata la presentazione del cortometraggio "Briciole al Cielo", dedicato alla storia del piccolo Giordano, un bambino che oggi può sorridere grazie a un trapianto di cuore. Una storia raccontata con delicatezza e profondità, capace di trasformare il silenzio della sala in lacrime sincere e in lunghi applausi. Perché dietro ogni trapianto non esiste soltanto una storia di malattia, ma soprattutto una straordinaria storia d'amore.
Un amore che nasce dal gesto più difficile che una famiglia possa compiere: dire "sì" alla donazione degli organi nel momento del dolore più grande.
Durante la serata si sono alternate testimonianze che hanno dato un volto concreto a quel "sì".
Tra queste quella di Sergio Cattaneo, presidente di AIDO Cantù, che ha raccontato la sua rinascita dopo aver ricevuto un trapianto di fegato. Le sue parole hanno colpito profondamente il pubblico perché hanno ricordato quanto spesso diamo tutto per scontato: il respiro, una passeggiata, un abbraccio, persino il domani. Solo quando la vita ci mette davanti alla sua fragilità comprendiamo davvero il valore di ogni singolo giorno.

Altrettanto emozionante è stata la storia di Veronica Levantaci, una giovane donna solare e piena di energia che ha ricevuto un trapianto di rene dopo un lungo periodo di dialisi. Oggi Veronica sta affrontando una nuova sfida, perché quel rene che le aveva restituito la vita sta iniziando a non funzionare più e attende un nuovo trapianto. Eppure sul suo volto non manca mai il sorriso. Un sorriso che racconta meglio di qualsiasi parola cosa significhi scegliere la speranza anche quando il cammino torna a farsi difficile.

Poi è arrivata la testimonianza di Filippo Cannizzaro, atleta della Nazionale Italiana Calcio Trapiantati. Filippo ha ricevuto un trapianto di cornee e oggi rappresenta l'esempio concreto di come, dopo un trapianto, la vita possa davvero ricominciare. Lo sport, nel suo racconto, non è semplicemente attività fisica, ma diventa simbolo di rinascita, di determinazione e della possibilità di tornare a sognare.

Ma ogni secondo compleanno porta con sé una verità che non può essere dimenticata.
Se Sergio, Veronica, Filippo e il piccolo Giordano sono qui oggi a raccontare la loro storia, è perché da qualche parte un'altra famiglia ha trovato la forza immensa di trasformare il proprio dolore in speranza.
È il volto più difficile della donazione. Quello che spesso non si vede.
Quello di genitori che, nel momento più buio della loro esistenza, hanno deciso che la vita dei propri figli potesse continuare attraverso quella di altri.
Tra queste storie c'è quella raccontata da Gianni Galimberti e Rosanna, fondatore de Il Giardino di Luca e Viola, che ha perso la piccola Viola ad appena tre anni. Una tragedia che nessun genitore dovrebbe mai vivere. Eppure il gesto di Viola ha permesso di salvare altri bambini, trasformando un dolore infinito in una speranza concreta per tante famiglie.

Commovente anche il racconto di Susy Cappellari e Maurizio Passafini di AIDO Cantù, che hanno ricordato la storia di Giorgi, una giovane mamma scomparsa a causa di un tumore. Con il suo consenso alla donazione ha salvato dieci persone. Dieci famiglie che hanno potuto continuare a sorridere grazie alla sua straordinaria generosità.

Tra i momenti più intensi della serata anche la testimonianza di Massimiliano Zaccaro e Grazia Tagliabue, genitori di Beatrice, giovane ragazza morta in un tragico incidente stradale.
Massimiliano ha raccontato un particolare che ha lasciato il pubblico senza parole.
Solo una settimana prima dell'incidente, Beatrice aveva confidato ai genitori un desiderio: se un giorno le fosse successo qualcosa, avrebbe voluto donare i suoi organi per salvare altre persone.
Una frase pronunciata quasi per caso.
Un desiderio diventato realtà.
Una scelta che oggi continua a vivere dentro molte altre vite.
Accanto alle testimonianze emotive, la serata ha avuto anche un importante momento di informazione.

La dottoressa Susanna Peverelli, dell'Ospedale Sant'Anna, ha spiegato con grande chiarezza come funziona il percorso della donazione degli organi in Italia, illustrando ogni fase del processo di prelievo e sottolineando l'elevatissimo livello di sicurezza e professionalità del sistema sanitario italiano.
Quando una famiglia esprime il proprio consenso, infatti, entra immediatamente in funzione una macchina organizzativa straordinaria fatta di medici, infermieri, tecnici e operatori altamente specializzati.
Una macchina che deve correre contro il tempo.
A raccontarlo è stato Massimiliano Citterio di AREU Lombardia, che si occupa del delicatissimo trasporto degli organi.
Ogni minuto è fondamentale.
Gli organi toracici, come cuore, polmoni e pancreas, possono essere trapiantati entro circa cinque ore per evitare fenomeni di ischemia. Gli organi addominali, come fegato e viscere, dispongono di un margine leggermente superiore, mentre il rene è quello che tollera meglio i tempi di trasporto.
Dietro ogni trapianto esiste quindi un lavoro silenzioso, preciso e straordinario, che coinvolge centinaia di professionisti uniti da un unico obiettivo: salvare una vita.

A chiudere la serata è stato Alberto Molteni, fondatore de Il Giardino di Luca e Viola, che ha condiviso una delle testimonianze più profonde della serata.
Alberto ed Elena hanno perso due figli, Simone e Luca, a distanza di appena un anno, entrambi colpiti da una rarissima malattia genetica. Simone aveva anche ricevuto un trapianto di midollo osseo, ma purtroppo un rigetto lo ha poi strappato all'affetto della sua famiglia.
Eppure, nonostante un dolore così grande, Alberto ed Elena hanno scelto di trasformare la sofferenza in impegno quotidiano, continuando a sensibilizzare le persone sul valore della donazione e della ricerca.
Una scelta che rappresenta perfettamente il senso dell'intera serata.

Perché il messaggio che tutti i relatori hanno lasciato al pubblico è semplice, ma potentissimo:
la vita è il dono più prezioso che possediamo. Donarne una parte significa continuare a viverla anche attraverso il sorriso di qualcun altro.
Uscendo dalla Sala Civica di Mariano Comense, molti avevano gli occhi lucidi.
Non era tristezza.
Era consapevolezza.
La consapevolezza che un semplice "sì" può trasformare una tragedia in una rinascita, un addio in un nuovo inizio, una fine in una straordinaria possibilità di vita.
E forse è proprio questo il miracolo più grande della donazione: ricordarci che l'amore, quello vero, non finisce mai. Continua a battere. Continua a respirare. Continua a vivere nel cuore di qualcun altro.