Sanremo 2026 apre le porte alla nostalgia e alle emozioni: omaggi, grandi ritorni e nuove promesse

25.02.2026

di Luisa Procopio

Il sipario si alza tra gli applausi e un nodo in gola che attraversa il Festival di Sanremo 2026 come un filo invisibile. È il primo Festival senza Pippo Baudo, scomparso nel 2025, l'uomo che più di chiunque altro ha incarnato l'anima dell'Ariston. Tredici edizioni condotte, record, intuizioni, lanci memorabili. E proprio a lui è affidato l'inizio simbolico della kermesse: un omaggio intenso, costruito su immagini di repertorio e sulle sue parole che ancora risuonano potenti, "Perché Sanremo è Sanremo". In platea gli occhi lucidi sono tanti, sul palco l'emozione è palpabile. È come se Baudo avesse aperto ancora una volta il Festival, accompagnando per mano il pubblico dentro questa nuova edizione.

La gara si accende con DITONELLAPIAGA, prima artista a scendere la celebre scalinata. Porta "CON FASTIDIO", brano dal titolo graffiante, presentato con un look che non passa inosservato: sembra uscita da un cartone animato, colori accesi, linee esagerate, un personaggio pop che strizza l'occhio all'estetica manga. L'effetto visivo è forte, quasi spiazzante. La canzone, al primo ascolto, appare meno incisiva dell'immagine: ha un ritmo interessante e un testo provocatorio, ma non sembra quella melodia destinata a rimanere incollata nella testa dello spettatore. È solo la prima sera, certo, e spesso i brani crescono con gli ascolti. Ma l'impressione iniziale è quella di una partenza più estetica che emotiva.

La prima serata scorre con ritmo ordinato, senza eccessi, in una scelta di sobrietà che si nota fin dai dettagli: niente fiori sul palco, una scenografia essenziale, quasi a voler lasciare spazio solo alla musica. Alla guida c'è Carlo Conti, padrone di casa esperto, che imprime una conduzione spedita e misurata. Al suo fianco per tutte e cinque le serate una co-conduttrice d'eccezione, la cantante romagnola Laura Pausini, presenza luminosa e rassicurante. Laura alterna sorriso, competenza e momenti musicali che ricordano la sua straordinaria carriera internazionale. Accanto a loro, a completare il trio, il fascino dell'attore turco Can Yaman, accolto da un boato del pubblico. Elegante, misurato, Yaman gioca con la lingua italiana e con l'autoironia, regalando leggerezza e qualche siparietto che alleggerisce la tensione della gara.

immagine RAIPLAY
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Tra i momenti più toccanti della serata, l'omaggio al maestro Beppe Vessicchio, scomparso pochi mesi fa per una polmonite. Figura amatissima dal pubblico dell'Ariston, direttore d'orchestra simbolo di tante edizioni, Vessicchio viene ricordato con un lungo applauso e con le immagini che lo ritraggono mentre dirige, concentrato e appassionato. L'orchestra si alza in piedi, e per qualche istante il silenzio diventa il tributo più potente. È un Sanremo che guarda avanti, ma che non dimentica chi ne ha costruito la storia.

La musica riprende il centro della scena con una carrellata di artisti che mostrano un panorama variegato: ballate intime, brani uptempo, testi sociali e confessioni personali. C'è chi punta sulla potenza vocale, chi sulla scrittura raffinata, chi su un arrangiamento elettronico. La prima serata, come sempre, serve a prendere le misure, ma lascia intravedere qualche possibile outsider e qualche nome già pronto a contendersi il podio.

Non manca l'imprevisto, perché il bello della diretta è anche questo. Durante l'esibizione di Tredici Pietro, il microfono smette di funzionare. Per qualche secondo il pubblico resta sospeso, l'artista prova ad andare avanti, poi si ferma. Si riparte. L'esibizione viene ripetuta tra gli applausi di incoraggiamento. È uno di quei momenti che ricordano quanto Sanremo sia ancora uno spettacolo vivo, non filtrato, dove l'errore diventa parte del racconto.

Tra gli ospiti più attesi c'è Tiziano Ferro, che celebra sul palco dell'Ariston i suoi 25 anni di carriera. Un medley dei suoi successi accende la platea: le canzoni vengono cantate a squarciagola, come se fossero parte del patrimonio collettivo. Ferro ringrazia, si commuove, parla del tempo che passa e della gratitudine verso un pubblico che lo segue dagli esordi. È uno dei momenti più calorosi della serata, un abbraccio reciproco tra artista e spettatori.

L'emozione si intreccia con la memoria civile quando sul palco sale Gianna Pratesi, 105 anni, tra le prime donne che nel 1946 votarono al referendum istituzionale. Quest'anno si celebrano gli 80 anni della Repubblica, e la sua presenza è un ponte vivente tra passato e presente. La platea si alza in piedi per omaggiarla. Le sue parole sono semplici ma potenti: un invito a non dare mai per scontata la democrazia. In un Festival spesso accusato di essere solo spettacolo, questo momento restituisce profondità e senso.

E poi l'effetto nostalgia, amplificato dall'arrivo di Kabir Bedi, il leggendario Sandokan della televisione. Con Can Yaman sul palco si scherza sul "passaggio di testimone" tra due icone di fascino esotico: due Sandokan simbolicamente insieme a Sanremo. Il pubblico apprezza, tra applausi e sorrisi.

Questa prima serata del Festival di Sanremo 2026 si chiude così: sobria, scorrevole, senza eccessi scenografici ma ricca di significati. È un'edizione che sembra voler mettere al centro le persone e le storie, più che gli effetti speciali. Con il ricordo di Baudo e Vessicchio a fare da bussola emotiva, e con uno sguardo rivolto al futuro della musica italiana, Sanremo riparte. E, ancora una volta, dimostra di essere molto più di una gara: è uno specchio del Paese, delle sue emozioni, delle sue fragilità e della sua voglia di cantare, nonostante tutto.