SERENA MARINO, QUANDO IL DOLORE TROVA UNA VOCE
di Luisa Procopio
"La grande bambina": un viaggio nella memoria, tra ferite, coraggio e rinascita
Ci sono storie che chiedono di essere raccontate. Non perché sia semplice farlo, ma perché, dopo averle custodite per anni nel silenzio, arriva un momento in cui le parole diventano l'unico modo possibile per tornare a respirare.
È da questo bisogno profondo che nasce "La grande bambina", il libro d'esordio di Serena Marino, 43 anni, nata a Prato, madre di due figli, Marco e Giada. Un'opera autobiografica intensa, nata da una parte della sua vita che per molto tempo è rimasta chiusa dentro un cassetto, insieme a pagine che Serena non era ancora pronta a rileggere.
Perché ci sono ricordi che non si lasciano semplicemente ricordare. Chiedono di essere attraversati.
E Serena, oggi, ha scelto di farlo attraverso la scrittura.

QUANDO L'INFANZIA FINISCE TROPPO PRESTO
La grande bambina nasce da un'infanzia segnata dalla violenza domestica, dal silenzio e da responsabilità che nessun bambino dovrebbe essere costretto a conoscere.
Al centro della storia c'è una bambina che si trova a crescere troppo presto. Una bambina che dovrebbe avere il diritto di giocare, sentirsi protetta, sbagliare, ridere e semplicemente essere bambina. Invece impara presto a conoscere la paura, a nascondere le proprie emozioni e a portare sulle spalle un peso troppo grande.
È proprio da questa contraddizione che prende forma il titolo: una bambina costretta a diventare grande senza aver avuto il tempo di esserlo davvero.
Nelle pagine del libro convivono la figura di un padre violento, l'assenza emotiva di una madre, segreti e responsabilità che diventano parte della quotidianità. Ma soprattutto c'è una bambina che, nonostante tutto, cerca disperatamente di conservare una parte di sé.
Anche un sorriso può diventare una forma di resistenza.

QUEL LIBRO RIMASTO IN UN CASSETTO
La storia di La grande bambina non comincia con la pubblicazione.
Comincia molti anni prima.
Serena aveva già iniziato a scrivere quel libro, ma non era ancora arrivato il momento di concluderlo. Ogni pagina la riportava dentro emozioni troppo dolorose da affrontare. Così quelle parole sono rimaste ferme, custodite in un cassetto.
Il tempo, però, continuava a scorrere.
E mentre la vita andava avanti, Serena ha intrapreso un percorso dentro se stessa. Un percorso che le ha permesso di guardare il proprio passato da una prospettiva diversa, senza cancellarlo e senza fingere che non fosse mai esistito.
Poi, un giorno, ha riaperto quel cassetto.
Ha ripreso quelle pagine e ha fatto una promessa alla donna che era diventata e, forse, soprattutto alla bambina che era stata: questa volta sarebbe arrivata fino in fondo.
Non è stato un semplice completamento di un manoscritto. È stato un attraversamento.
Serena ha riscritto il libro da capo, affrontando nuovamente ricordi ed emozioni. Non perché il dolore fosse scomparso, ma perché nel frattempo era cambiata lei.
Era diventata abbastanza forte per guardarlo negli occhi.
"VOLEVO INTRAPPOLARE IL DOLORE NEL LIBRO"
C'è una frase di Serena che racchiude forse più di ogni altra il significato di questo progetto: "Ho iniziato a scrivere per intrappolare il dolore nel libro".
È un'immagine potente.
Come se quelle pagine potessero diventare una casa nuova per tutto ciò che per anni aveva fatto male. Come se mettere nero su bianco ciò che era rimasto dentro potesse permettere, finalmente, di chiudere quel libro e lasciare che il dolore non occupasse più ogni spazio.
Ma La grande bambina non vuole essere soltanto il racconto di una sofferenza.
È soprattutto il racconto di ciò che può venire dopo.
Perché una ferita può lasciare una cicatrice, ma una cicatrice racconta anche che qualcosa è stato attraversato.
DALLA PAURA ALLA SPERANZA
Il valore della storia di Serena Marino risiede anche nel desiderio di trasformare una vicenda profondamente personale in qualcosa capace di parlare agli altri.
La grande bambina affronta temi delicati come la violenza fisica e psicologica, i traumi dell'infanzia e le conseguenze di una crescita forzata. Ma lo fa lasciando spazio anche a una parola fondamentale: speranza.
La speranza che il passato non possa decidere per sempre chi siamo.
La speranza che sia possibile ricostruirsi.
La speranza che, anche dopo aver conosciuto la paura, si possa tornare a cercare la luce.
E soprattutto la speranza che chi ha vissuto esperienze simili possa riconoscersi in quelle pagine e sentirsi, almeno per un momento, meno solo.
UNA STORIA CHE NON FINISCE QUI
Per Serena Marino questo libro rappresenta un esordio, ma non necessariamente un punto di arrivo.
La grande bambina è infatti il primo capitolo di un progetto più ampio: raccontare la propria vita attraverso una serie di libri.
Una scelta che richiede coraggio, perché raccontare se stessi significa inevitabilmente mettersi a nudo. Significa permettere agli altri di entrare in luoghi della propria memoria che per anni sono rimasti protetti dal silenzio.
Ma Serena ha scelto di farlo.
E così quella bambina che un tempo era stata costretta a diventare grande oggi torna a parlare. Non più attraverso la paura, ma attraverso la sua voce.
Una voce che passa dalle pagine di un libro e arriva al lettore.
LA SCRITTURA COME RINASCITA
Pubblicato dalla casa editrice romana Edizioni E100, con editore Alessandro Gian Maria Ferri, La grande bambina porta con sé qualcosa che va oltre la semplice dimensione letteraria.
È una testimonianza.
È memoria.
È una porta aperta su un passato difficile, ma anche un invito a guardare verso ciò che può ancora essere costruito.
Serena Marino non racconta soltanto la bambina che è stata. Racconta anche la donna che quella bambina è riuscita a diventare.
E forse è proprio qui che risiede la forza più autentica di questa storia: nel passaggio dal silenzio alla parola, dalla paura alla consapevolezza, dal dolore alla possibilità di rinascere.
Perché alcune storie non possono cambiare ciò che è stato.
Ma possono cambiare il modo in cui guardiamo a ciò che è stato.
E La grande bambina nasce proprio da questo desiderio: prendere ciò che per anni ha fatto male, trasformarlo in parole e affidarlo alle pagine.
Con la speranza che, una volta chiuso il libro, qualcosa possa finalmente restare fuori.
E che dentro, invece, possa tornare a esserci spazio per vivere.