“Tra note, timidezza e sogni da inseguire: Panta Rey e quella musica che nasce quando smetti di avere paura”

21.05.2026

di Luisa Procopio

Ci sono canzoni che nascono in studio. E poi ci sono quelle che nascono nella vita vera. In uno sguardo che arriva all'improvviso. In un momento imbarazzante che ti fa sorridere anche giorni dopo. In quelle serate che sembrano normali e che invece, senza avvisarti, restano appese da qualche parte dentro la memoria.

È da lì che parte il viaggio artistico di Panta Rey, cantautore e musicista che ha scelto di raccontarsi senza maschere, trasformando emozioni comuni in musica capace di parlare a tutti. Il suo nuovo singolo "Margarita" non è soltanto una canzone dal ritmo leggero e immediato: è una fotografia emotiva. Uno di quei ricordi che profumano di spontaneità, libertà e piccoli dettagli che finiscono per diventare enormi.

Perché a volte la vita cambia direzione senza fare rumore.

E la musica, spesso, arriva proprio per fermare quell'istante.

foto by Andrea Nigrelli
foto by Andrea Nigrelli

Dietro il nome d'arte Panta Rey c'è Matteo Rehheiser, nato a Treviso nel 1996. Ma prima ancora del cantante, prima dei palchi, delle produzioni e delle pubblicazioni ufficiali, c'è stato un bambino che ha incontrato la musica molto presto. Talmente presto da non ricordare nemmeno un "prima".

Alcune persone scelgono la musica. Per altre, invece, sembra essere la musica a scegliere loro.

Fin dall'infanzia il suo percorso si intreccia con melodie, studio e formazione. Non una passione passeggera, ma qualcosa di più profondo. Qualcosa che cresce nel tempo, cambia forma, si evolve insieme alle esperienze.

La voce arriva presto. Poi arrivano gli strumenti. E tra tutti ce n'è uno che riesce a diventare quasi un'estensione naturale del suo modo di esprimersi: il sassofono.

Uno strumento che respira insieme a chi lo suona.

Uno strumento che non permette finzioni.

Ed è probabilmente proprio questa autenticità a diventare il filo invisibile che tiene insieme tutto il percorso artistico di Panta Rey.

Negli anni il suo cammino prende strade diverse. Studio, esperienze musicali, band, ricerca personale. C'è il confronto con realtà importanti, la voglia di migliorarsi continuamente, il desiderio di trovare una voce che non sia soltanto tecnica, ma identità.

Perché diventare artisti non significa soltanto imparare a cantare.

Significa capire chi si è.

E soprattutto trovare il coraggio di raccontarlo.

foto by Andrea Nigrelli
foto by Andrea Nigrelli

Nel tempo arrivano esperienze formative fondamentali, percorsi di crescita, incontri con professionisti del settore e occasioni che contribuiscono a costruire passo dopo passo una consapevolezza artistica sempre più definita.

Ma la vera sfida resta sempre la stessa.

Riuscire a restare sinceri.

Ed è qui che entra in gioco "Margarita".

Un brano che sceglie una strada controcorrente rispetto a quella di molta musica contemporanea. Niente costruzioni forzate. Nessun bisogno di apparire diversi da ciò che si è.

Solo una storia.

Una di quelle che potrebbero appartenere a chiunque.

L'emozione improvvisa davanti a una persona sconosciuta.

L'imbarazzo.

I pensieri che si accavallano.

Le parole che non arrivano nel momento giusto.

E poi quel sottile equilibrio tra paura e desiderio che accompagna ogni primo incontro capace di lasciare il segno.

Tutti, almeno una volta, ci siamo passati.

Ed è proprio lì che la canzone trova la sua forza.

Nella normalità.

Nella semplicità.

Nella capacità di raccontare qualcosa che spesso viviamo senza mai trovare davvero le parole per descriverlo.

"Margarita" non cerca effetti speciali.

Sceglie invece la leggerezza intelligente. L'ironia. Quella capacità rara di sorridere delle proprie insicurezze senza trasformarle in un limite.

Perché c'è qualcosa di profondamente umano nell'essere impacciati davanti a qualcuno che ci colpisce.

Anzi.

Forse è proprio lì che nasce la parte più vera di noi.

E in un'epoca in cui tutto corre velocissimo, dove ogni esperienza sembra dover essere perfetta, filtrata, costruita, Panta Rey sceglie una direzione diversa.

Quella dell'autenticità.

Del momento vissuto senza pensare troppo.

Della spontaneità.

Quella libertà emotiva che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Anche il titolo del brano diventa simbolico. Un dettaglio apparentemente piccolo che finisce per racchiudere il cuore di un ricordo.

Perché spesso non ricordiamo i grandi discorsi.

Ricordiamo una canzone.

Un profumo.

Un gesto.

Un bicchiere appoggiato sul tavolo.

Dettagli minuscoli che diventano eterni.

Ed è forse proprio questo che rende il percorso di Panta Rey interessante da osservare oggi: la capacità di trasformare frammenti quotidiani in qualcosa che resta.

Senza rincorrere personaggi costruiti.

Senza sovrastrutture.

Solo mettendo al centro la verità delle emozioni.

Anche il suo nome artistico sembra raccontare questa filosofia.

"Panta Rey".

Tutto scorre.

Tutto cambia.

Le persone cambiano.

Le paure cambiano.

I sogni cambiano forma.

Ma alcune cose restano.

La musica, per chi la vive davvero, è una di quelle.

E dentro il percorso di Matteo si percepisce chiaramente questa ricerca continua: evolvere senza perdere il contatto con ciò che si è.

Crescere senza tradire la propria identità.

Portare sul palco non soltanto una voce.

Ma una storia.

La propria.

"Margarita" arriva così: non come un semplice singolo da ascoltare, ma come una pagina di vita trasformata in suono.

Un invito a ricordarsi che non serve essere perfetti per lasciare il segno.

A volte basta avere il coraggio di essere veri.

E forse è proprio questo il punto da cui riparte tutto.

Una canzone.

Un ricordo.

Una timidezza che diventa musica.

E la sensazione che, in fondo, le emozioni più belle siano ancora quelle che non avevamo programmato.

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