Varanasi e “La tentazione di esistere”: quando la musica attraversa il vuoto cosmico per ritrovare il senso di essere vivi
di Luisa Procopio
Esistono canzoni che si ascoltano. E poi esistono canzoni che attraversano chi le incontra, lasciando qualcosa addosso che resta anche dopo l'ultima nota. "La tentazione di esistere", il nuovo singolo dei Varanasi pubblicato da Overdub Recordings e disponibile sulle piattaforme digitali dal 12 maggio 2026, appartiene a questa seconda categoria: non chiede semplicemente di essere ascoltato, ma vissuto.

La band torna a raccontarsi attraverso un brano che ha il coraggio raro di guardare dentro le grandi domande dell'esistenza senza cercare scorciatoie. Lo fa con la forza di un linguaggio musicale capace di fondere introspezione, tensione emotiva e profondità sonora in un viaggio che parte da lontano. Molto lontano.
Perché "La tentazione di esistere" non nasce soltanto da un'urgenza artistica. Nasce da una riflessione che tocca chiunque, almeno una volta nella vita, si sia fermato a osservare il cielo chiedendosi quale sia il proprio posto nell'universo.

Al centro del brano c'è un conflitto silenzioso e potentissimo: quello tra la consapevolezza della nostra piccolezza e il desiderio ostinato di lasciare un segno, di esserci, di contare qualcosa. Da una parte il senso di impermanenza, quel continuo mutare delle cose che rende tutto fragile e transitorio. Dall'altra una volontà quasi istintiva di affermare la propria esistenza.
È in questa tensione che nasce la sofferenza. Ed è proprio dentro questa sofferenza che i Varanasi cercano una risposta.
Il risultato è una canzone che non offre verità assolute, ma apre uno spazio di riflessione profonda. Un luogo emotivo in cui l'ascoltatore può riconoscersi.
Musicalmente il brano si muove lungo coordinate sonore che appartengono all'identità ormai ben definita della band: atmosfere fredde, sospese, essenziali, quasi rarefatte. Il ritmo ipnotico accompagna chi ascolta in una dimensione che sembra galleggiare tra inquietudine e contemplazione, fino a esplodere in un finale liberatorio, quasi catartico.

È un crescendo che non cerca l'effetto facile. Costruisce invece una vera esperienza emotiva.
L'impressione è quella di attraversare uno spazio infinito, oscuro, silenzioso, per poi approdare lentamente a una forma di accettazione. Come se il brano accompagnasse chi ascolta attraverso il timore dell'ignoto per arrivare a una consapevolezza nuova: la finitezza non è una condanna. Può diventare una forma di pace.
I Varanasi descrivono questo percorso come un passaggio dallo sgomento davanti all'insondabile fino alla capacità di accogliere il limite umano. Ed è proprio qui che emerge uno dei concetti più affascinanti del progetto: l'idea di un "amorevole distacco", una visione che invita a lasciare andare il bisogno di controllo per imparare ad abitare il cambiamento.
Una filosofia che non rimane soltanto nelle parole, ma attraversa completamente la struttura musicale del pezzo.
Per comprendere fino in fondo questo nuovo capitolo bisogna guardare anche alla storia della band.
I Varanasi nascono nel 2019 da una necessità precisa: costruire qualcosa di nuovo dopo la lunga esperienza dei Japan Suicide, progetto che aveva accompagnato parte del loro percorso artistico per oltre dieci anni.
Non si è trattato di un semplice cambio di nome. È stata una trasformazione più profonda. Una ricerca di coerenza, di autenticità, di una direzione capace di raccontare un'identità rinnovata.
La scelta di esprimersi in lingua italiana rappresenta uno degli elementi centrali di questo cambiamento. Le parole diventano più vicine, più dirette, più intime. Il suono mantiene quell'anima oscura e malinconica che caratterizza il gruppo, ma acquisisce una nuova profondità narrativa.
Tra post-punk, shoegaze e psichedelia, il percorso dei Varanasi si è costruito nel tempo attraverso una continua tensione tra impatto emotivo e introspezione.
Dall'EP omonimo fino a Cattedrali per principianti, la band ha lavorato su una precisa idea artistica: evolversi senza perdere la propria essenza.
E oggi quel percorso sembra arrivare a una nuova maturazione.
Le influenze musicali che attraversano il loro universo creativo sono importanti e riconoscibili. L'intensità emotiva degli Interpol, la forza evocativa dei Fontaines D.C., le atmosfere liquide degli Slowdive e la sensibilità sognante dei Beach House convivono senza diventare imitazione. I Varanasi riescono infatti a trasformare le suggestioni in qualcosa di personale.
È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti della band: la capacità di costruire paesaggi sonori che parlano il linguaggio delle emozioni contemporanee senza perdere autenticità.
"La tentazione di esistere" arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per il gruppo, impegnato nella fase finale di lavorazione del nuovo album in uscita per Overdub Recordings.
Se questo singolo rappresenta davvero il cuore del progetto discografico, allora ci si può aspettare un lavoro capace di andare oltre la semplice esperienza musicale.
Perché i Varanasi sembrano voler fare qualcosa di sempre più raro: usare la musica non solo per intrattenere, ma per creare connessioni profonde.
In un tempo che corre veloce, che consuma tutto rapidamente e lascia poco spazio alla riflessione, "La tentazione di esistere" sceglie invece di rallentare. Di restare. Di fare domande.
E forse è proprio questo il suo punto di forza più grande.
Ricordarci che esistere, con tutte le sue paure, le sue fragilità e le sue contraddizioni, continua a essere la nostra più potente e bellissima tentazione.