VDV, “TERRA PIATTA”: QUANDO IL MONDO SEMBRA GIRARE AL CONTRARIO, LA MUSICA DIVENTA IL LUOGO IN CUI RITROVARSI

01.11.2026

di Luisa Procopio

Ci sono momenti in cui guardiamo il mondo e non riusciamo più a riconoscerci. Tutto sembra procedere secondo regole che non ci appartengono, le certezze vacillano e persino ciò che abbiamo sempre considerato normale assume un significato diverso. È proprio da questa sensazione che nasce "Terra Piatta", il nuovo singolo di Veronica Del Vecchio, in arte VDV: un viaggio tra emozioni, contraddizioni, domande e quella ricerca di autenticità che attraversa tutta la sua musica.

Ci sono artisti che scelgono la musica per farsi ascoltare e altri che la utilizzano per dare voce a ciò che spesso rimane nascosto. VDV appartiene a questa seconda categoria. La sua non è soltanto una ricerca sonora, ma un percorso dentro l'animo umano, alla scoperta di quelle emozioni che la frenesia quotidiana, le apparenze e una società sempre più abituata a comunicare velocemente rischiano di soffocare.

Veronica Del Vecchio è nata e cresciuta a Zibido San Giacomo, in provincia di Milano, e oggi vive a Cernusco sul Naviglio. Il suo nome d'arte, VDV, racchiude le iniziali di un'identità che trova nella scrittura e nel rap uno spazio di espressione autentico. Le sue radici musicali affondano nell'hip hop, ma il suo sguardo si allarga alla tradizione cantautorale italiana, in un incontro tra linguaggi differenti che le permette di raccontare la realtà con personalità e sensibilità.

Nelle sue canzoni non cerca necessariamente risposte. Preferisce porre domande, mettere in discussione le convinzioni, attraversare le fragilità e raccontare le contraddizioni di un essere umano che, troppo spesso, indossa una maschera per apparire diverso da ciò che realmente è.

E oggi questa ricerca prende forma in "Terra Piatta", il nuovo singolo pubblicato il 9 ottobre 2026 per AltaVibe Music, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica.

Un titolo che incuriosisce, provoca e invita immediatamente a interrogarsi. Ma attenzione: non si tratta di una canzone sul terrapiattismo. La Terra piatta diventa una metafora, un'immagine volutamente paradossale per descrivere quella sensazione di sentirsi fuori posto, come se il mondo continuasse a girare seguendo una direzione incomprensibile, mentre dentro di noi qualcosa non trova più il proprio equilibrio.

È una sensazione che probabilmente molti conoscono, anche senza riuscire a darle un nome. Guardarsi intorno, osservare persone apparentemente felici, vedere tutto procedere secondo schemi prestabiliti e domandarsi perché, invece, dentro di noi esista un vuoto difficile da spiegare.

"Terra Piatta" nasce proprio da questa distanza tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo.

La sua origine è quasi cinematografica. Una sera, Veronica si trova sul terrazzo di casa, davanti a un cielo pieno di stelle e a una splendida luna piena. Alza gli occhi, osserva l'universo e lascia che i pensieri prendano forma. Da quell'immagine nasce una canzone che trasforma il cielo in un interlocutore, un tu al quale rivolgersi, quasi fosse qualcuno capace di ascoltare anche le parole che non riusciamo a pronunciare.

C'è un dettaglio particolarmente suggestivo nel suo racconto: tre piccoli nei, disposti in fila sulla parte esterna della gamba, che le ricordano la cintura di Orione. Un collegamento intimo tra il proprio corpo e l'immensità dell'universo, tra qualcosa di minuscolo e qualcosa di sconfinato. È proprio questa capacità di riconoscere la grandezza nelle piccole cose a rendere interessante il suo modo di scrivere.

Nel brano convivono immagini cosmiche, richiami al presente, buchi neri, luna e metaverso. Ma dietro queste suggestioni non c'è il desiderio di fuggire dalla realtà. Al contrario, VDV cerca di avvicinarsi ancora di più a essa, osservandola da una prospettiva differente.

E poi c'è il tempo, con la sua corsa silenziosa. La sabbia che scivola, la sensazione di non riuscire ad afferrarla, la noia che talvolta sembra dominarci. Anche questi elementi diventano strumenti per raccontare una condizione umana: quella di chi vorrebbe fermarsi, capire, ritrovare una direzione, ma si sente trascinato da giornate che si susseguono senza lasciare abbastanza spazio alla riflessione.

La canzone si muove proprio in questo territorio emotivo, dove il cuore parla ad alta voce e la ragione prova a farsi sentire sottovoce. Due voci diverse, non necessariamente in conflitto, che appartengono entrambe alla stessa persona. Veronica racconta di essere istintiva, di affidarsi spesso alle emozioni, ma di avere imparato nel tempo a riconoscere anche il valore della ragione.

E forse è proprio qui che "Terra Piatta" incontra il suo ascoltatore: nella possibilità di riconoscersi in una fragilità, in un dubbio, in quella sensazione di non avere sempre tutto sotto controllo.

Ma c'è un altro aspetto che rende interessante il percorso artistico di VDV: la sua volontà di non fermarsi alla superficie. In un panorama musicale nel quale spesso tutto sembra dover essere immediato, consumabile e dimenticabile, Veronica sceglie di prendersi il tempo necessario per costruire i propri racconti. Prima di scrivere attraversa una fase di ricerca, raccoglie pensieri, approfondisce gli argomenti e cerca collegamenti capaci di stimolare la sua curiosità. La scrittura diventa così un esercizio quotidiano, un allenamento alla sensibilità, ma anche un modo per comprendere meglio se stessa.

"Terra Piatta" si inserisce in un percorso musicale che comprende già singoli come "1+1=3", "Spara bambina", "Misoginia", "Amore clandestino", "Sempre vuote le mie tasche" e "Il mondo da un iPhone". Titoli differenti, ma accomunati dalla volontà di affrontare temi personali e sociali attraverso una scrittura che non rinuncia alla riflessione.

È proprio questo il tratto che distingue VDV: la capacità di utilizzare il rap non soltanto come espressione ritmica, ma come strumento narrativo. Le parole diventano immagini, i pensieri si trasformano in versi e anche un'esperienza apparentemente individuale può diventare uno specchio nel quale riconoscersi.

Il suo ultimo singolo, scritto insieme a Lorenzo Cazzaniga, invita a guardare oltre le apparenze, a non accettare passivamente tutto ciò che ci viene presentato come normale e a concedersi il diritto di avere una prospettiva diversa. Perché sentirsi fuori posto non significa necessariamente essere sbagliati. Talvolta significa semplicemente osservare la realtà da un'altra angolazione.

E in una società che sembra pretendere da tutti risposte immediate, VDV rivendica il valore delle domande. Non promette verità assolute, non distribuisce soluzioni preconfezionate e non pretende di insegnare come vivere. Racconta, piuttosto, quello spazio fragile e profondamente umano che esiste tra ciò che siamo, ciò che mostriamo e ciò che vorremmo diventare.

Forse la vera forza di "Terra Piatta" è proprio questa: ricordarci che non dobbiamo necessariamente sentirci in sintonia con tutto e con tutti. Possiamo avere dubbi, cambiare direzione, fermarci a metà di un pensiero e ricominciare. Possiamo sentirci diversi senza considerarci sbagliati.

Perché, qualche volta, basta alzare gli occhi al cielo per ritrovare una parte di noi che avevamo dimenticato.

VDV lo fa attraverso la musica, trasformando un momento di disorientamento in un racconto nel quale possono entrare tante altre storie. E mentre il mondo continua a girare, magari proprio nella direzione che non riusciamo a comprendere, le sue parole ci invitano a non smettere di cercare.

Perché la Terra potrà anche sembrare piatta, le nostre certezze potranno vacillare e le risposte potranno tardare ad arrivare. Ma finché avremo il coraggio di guardare oltre, di ascoltarci e di raccontare ciò che sentiamo, ci sarà sempre una strada da percorrere.

E forse è proprio questo il messaggio più bello che VDV affida a "Terra Piatta": non è necessario avere sempre una direzione precisa per continuare a cercare il proprio posto nel mondo.

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